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LA TRANSLAGORAI

by martina trettel

La Translagorai della Fabi e della Marti (14-18 agosto 2019)

Suona la sveglia, sono le 6. Ci siamo, penso, la nostra avventura sta per iniziare e non senza qualche timore. Con una certa stanchezza addosso mi trascino fuori dal letto, bevo un caffè, raduno le mie cose e scrivo alla mia amica Fabiola (la Fabi d’ora in poi) che stiamo per partire e di prepararsi. Il Fo (il mio ragazzo) decide di supportarci e accompagnarci al passo Rolle con la macchina dove per cinque giorni ci dimenticheremo le ruote e i mezzi motorizzati per imbatterci in quella che fino a questo momento è soltanto un’idea astratta: la Translagorai. Dopo esserci lungamente informate e documentate abbiamo deciso, io e la Fabi, di prenderci cinque giorni per provare ad attraversare il Lagorai, partendo dal Passo Rolle e percorrendo tutto il percorso classico fino alla Panarotta.

Dico “provare” a farcela perché, per quanto questo sia un percorso oramai piuttosto battuto, conosciuto e non presenti grosse difficoltà tecniche, gli imprevisti che obbligano ad abbandonare e scendere a valle possono essere molti: la pioggia, la stanchezza, un piccolo infortunio, il freddo e così via.

LO ZAINO

Nel pianificare la nostra traversata quello da cui tutti ci hanno messo in guardia è il peso nello zaino. Si sa, la Translagorai – un percorso escursionistico che attraversa tutta la catena del Lagorai occidentale in circa 80 chilometri con una percorrenza di 50 ore stimate – è conosciuta proprio per il suo essere ancora selvaggia e per questo poco servita. Dimentichiamoci rifugi e comfort di ogni sorta per abbandonarci ad una natura bellissima, incontaminata e a tratti inospitale. È per questo che siamo costrette a caricarci nello zaino tutto il necessario per la sopravvivenza: tenda, materassini, sacchi a pelo, nutrimento, gas e pentolino, acqua oltre all’attrezzatura più classica (vestiti, mantella ecc.). Salvo qualche bivacco qua e là (che comunque troveremo pieno, il Lagorai è ancora vergine per quanto riguarda il turismo montano. Caricati gli zaini ci accorgiamo che forse quello che ci metterà più in difficoltà è proprio il loro peso, superiore a 15 kg. La sola idea ci fa venire male alle spalle.

Giorno 1 

Passo Rolle – Base di cima Cece (2.754 la cima più alta della catena del Lagorai): 10 ore di cammino, circa 1500 m. di dislivello positivo

Caricato tutto in spalla, salutiamo il Fo al passo Rolle e ci tuffiamo nel nostro ferragosto alternativo, lontano da spiagge, social network, hit dell’estate e caos estivo. Partiamo e dopo una mezz’oretta arriviamo con un sentiero semplice ai Laghetti di Colbricon. E da qui in poi che il Lagorai si fa più duro. Rocce, sassi, ripide salite non ci danno tregua per tutto il tragitto di questa prima giornata di cammino. Ci concediamo soltanto una sosta per un panino (ovviamente al sacco) verso l’ora di pranzo al bivacco Aldo Moro, dove incontriamo altri 3 escursionisti anche loro impegnati nella Translagorai ma nella direzione opposta, loro infatti sono quasi arrivati. Chiediamo qualche informazione su ciò che ci aspetta, in particolare ci interessa quanto dista il seguente bivacco (Paolo e Nicola) dove vorremmo fermarci per la notte. Ci dicono che mancheranno circa cinque ore. Ci guardiamo e decidiamo di proseguire. Sapevamo che la prima giornata sarebbe stata lunga e piuttosto impegnativa ma andiamo. Dopo diverse ore di cammino, la stanchezza si fa sentire e cominciamo a sperare che la meta non sia troppo distante anche perché la sera si avvicina. Vediamo un cartello che ci segnala che al bivacco mancano 50 minuti! Miracolo! Quindi ringalluzzite da questa notizia ci mettiamo di buona lena e proseguiamo il cammino. Ma dopo circa quaranta minuti di salita, ci cominciamo a chiedere se staremo andando dalla parte giusta. Guardo la cartina e guardo la (utilissima) app di Open Street Maps che con il gps ti posiziona esattamente dove sei e, con enorme sconforto, ci rendiamo conto di essere quasi sulla cima Cece e quindi nel posto sbagliato. Dopo un attimo di sgomento decidiamo di tornare indietro cercando di capire cosa è andato storto. Alla base di cima Cece, con il buio ormai che si avvicina (saranno le 19 circa) decidiamo che è ora di fermarsi. Arriveremo al bivacco domani. Con enorme fortuna troviamo una bella piazzola riparata tra le rocce e piantiamo la nostra tendina. Davanti a noi una vista spettacolare, uno dei tramonti più belli di sempre e con gli occhi pieni di meraviglia e il corpo dolorante ceniamo a base di riso pronto e pane secco, facciamo quattro chiacchere e alle 21 siamo nel sacco a pelo pronte per la nostra prima notte nel Lagorai. Leggiamo uno dei racconti africani che ci siamo portate per farci compagnia e crolliamo stanche morte.

Bivacco Aldo Moro

Giorno 2

Base di cima cece – Malga Sadole: 8 ore di cammino, circa 800 m. di dislivello positivo

Alle 7 la Fabi mi sveglia. Nottataccia, un gran freddo, abbiamo dormito poco. Siamo molto stanche, ma facciamo colazione (caffè solubile, pane, miele, frutta secca), smontiamo la tenda e via che si riparte. Troviamo il punto in cui la sera prima ci siamo perse: non abbiamo visto un bivio (peraltro segnalato) e abbiamo preso un sentiero sbagliato. Quindi imbocchiamo il sentiero giusto e puntiamo finalmente al Paolo e Nicola, dove arriviamo circa 45 minuti dopo. Qui, ci concediamo un caffè (il bivacco è molto bello e ben fornito, con letti, stufa e diversi utensili per cucinare, c’è addirittura una moka!), riempiamo le borracce alla fonte d’acqua e ripartiamo puntando al bivacco Coldosè, un bivacco nuovo (del 2017) dove forse potremmo fermarci. Per arrivarci percorriamo un sentiero molto bello, passiamo da tre laghi splendidi (tra cui il bellissimo, nonostante il nome, “Lago Brutto”), incontriamo escursionisti che ci chiedono della nostra esperienza (sorpresi soprattutto dal fatto che siamo due ragazze sole) e che per sostenerci ci offrono qualcosa da mangiare. Dopo qualche ora di cammino non troppo impegnativo arriviamo al Bivacco che è davvero molto accogliente. Talmente accogliente che alle due del pomeriggio è già pieno zeppo di gente. Sono infatti già in 14 e tutti si fermeranno a dormire anche se il bivacco ha solo 10 posti letto ufficialmente. Ci soffermiamo un attimo a pensare al da farsi, soprattutto perché sappiamo che questa notte pioverà e non vogliamo essere in tenda quando succederà. Ma nemmeno dormire schiacciate sul pavimento del bivacco ci sembra particolarmente invitante e decidiamo di andare avanti. Cerchiamo allora di arrivare al punto di arrivo di questa tappa (da tabella quantomeno), il rifugio Cauriol (che potrebbe darci un letto se non fosse chiuso per lavori). Per arrivare lì bisogna perdere notevolmente quota, e affrontiamo una ripida e scomoda discesa che in circa un paio d’ore ci fa perdere 600 metri di dislivello e ci porta in una valletta costellata da animali e ruscelletti dove si trovano il rifugio Cauriol (CHIUSO) e la Malga Sadole. La malga per nostra fortuna è aperta e scopriamo che mette gratuitamente a disposizione degli escursionisti due comode tende militari, ciascuna capace di contenere dieci persone su altrettanti materassi. Ci fanno vedere dove possiamo sistemarci e scopriamo che per quella sera la tenda è tutta per noi! Ci facciamo la cena,  e visto che è ferragosto ci concediamo una ottima polenta istantanea accompagnata a dello speck, e dopo aver sfruttato le comodità della malga (IL BAGNO!!!) ci corichiamo sui comodissimi materassi per quella che sarà la migliore notte di tutta la nostra Translagorai! Fuori imperversa il temporale ma noi al riparo ce la dormiamo alla grande!

Lago Brutto

Giorno 3

Malga Sadole – Forcella di Montalon: 10 ore di cammino, circa 1500 m. di dislivello positivo

Ristorate da un buon sonno, anche grazie alle spesse coperte prestateci dal Paolo, il simpaticissimo gestore, e rincuorate dal bel tempo, facciamo colazione e partiamo per un’altra giornata di cammino. Oggi non sappiamo bene dove riusciremo ad arrivare. Nelle migliori delle ipotesi al passo Manghen, ma sappiamo che sarà molto difficile, nella peggiore al lago delle Stellune dove potremo pernottare in tenda. Ci riportiamo in quota su un sentiero abbastanza comodo, a parte alcuni tratti franati, e in meno di due ore siamo al Passo Sadole, dove dobbiamo affrontare una scelta rispetto al sentiero da seguire. La “vera” Translagorai vorrebbe che seguissimo il sentiero 321 indicato come sentiero per escursionisti esperti che sappiamo avere qualche tratto esposto e qualche tratto attrezzato. Per quanto tutti ci abbiano detto che è più che affrontabile io sono un po’spaventata, un po’ per la stanchezza un po’ per il peso dello zaino e un po’ perché l’esposizione non è proprio la mia migliore amica. Con la Fabi decidiamo che per questa volta è meglio prendere il sentiero alternativo, il 301, che rimane più basso (tutto tra i 2000 e i 2200). Questo, in un bellissimo paesaggio circondato dalle meravigliose cime del Lagorai e dalla Cima d’Asta, ci porta ad incontrare una serie di belle Malghe (nessuna servita), con tanti animali, e in qualche ora di comodo sentiero (nonostante in alcune parti i violenti fenomeni atmosferici di novembre 2018 abbiamo fatto cadere alberi e obblighino a fare delle piccole deviazioni) arriviamo al bivio dove ci ricollegheremo alla forcella di Valsorda dove poi seguiremo in direzione passo del Manghen. Superata la forcella di Valsorda ci avviamo verso il noto lago delle Stellune. Quando lo raggiungiamo, ci sono già alcune tende accampate e visto che non è tardi e noi abbiamo ancora qualche forza rimasta decidiamo di proseguire e avvicinarci il più possibile al passo Manghen. Dopo circa un’ora, alla forcella di Montalon, decidiamo di fermarci ad un piccolo laghetto, dove troviamo un posticino carino e riparato dove sistemare la tenda e passare la notte. Ceniamo, ci godiamo gli ultimi raggi di sole, proviamo ad accendere un fuoco (con pessimi risultati) e ci rifugiamo in tenda per la nostra terza notte in Lagorai.

Forcella di Montalon

Giorno 4

Forcella di Montalon – Rifugio Sette Selle: 9 ore di cammino, circa 1400 m. di dislivello positivo

Ci svegliamo, anche oggi piuttosto infreddolite, colazione, prepariamo lo zaino e via, di nuovo in cammino, il meteo anche oggi sembra buono. Ci mancano un paio d’ore dal rifugio passo Manghen e per arrivarci costeggiamo il bellissimo lago delle Buse. Arrivate ci concediamo una sosta ristoratrice, caffè, brioches, bagno, acqua e dopo circa un’ora ci rimettiamo in cammino. Oggi puntiamo al rifugio Sette Selle, dove ci verranno incontro alcuni amici che si porteranno la tenda e ci faranno compagnia in questa ultima notte di Translagorai. Quindi, un po’ rinfrancate dal fatto che questa sera avremo compagnia ma soprattutto che mangeremo un vero pasto al rifugio, continuiamo a camminare. Passiamo per il bivacco Mangheneti (bello e anche piuttosto grande) dove prendiamo dell’acqua alla fonte e proseguiamo lungo un bel sentiero, tutto in costa, che ci porta a superare diverse forcelle. Proseguiamo lungo il sentiero 461, che rimane in quota fino al passo Palù, dove dobbiamo affrontare una ripida salita e una ripida discesa per dirigerci verso l’ultima fatica prima del rifugio, il passo dei Garofani. Nel frattempo, si alza la nebbia e cominciamo a temere la pioggia, in fondo non ha mai piovuto (tranne una sola notte) in quattro giorni, possiamo davvero essere così fortunate? La risposta è SI! Infatti, il meteo ci grazia ancora una volta e asciutte arriviamo al rifugio, dove incontriamo gli amici e ci prepariamo a una bella serata in compagnia! Questa sera accendiamo un bel falò, e dopo una buona cena, andiamo tutti a dormire nelle tre tende che abbiamo sistemato in uno spiazzo erboso qualche centinaio di metri sotto il rifugio.

Passo dei Garofani

Giorno 5

Rifugio Sette Selle – Panarotta: 8 ore di cammino, circa 1200 m. di dislivello positivo

Ci svegliamo e tutti insieme facciamo colazione al rifugio. Questa notte, anche grazie alle coperte che ci hanno portato i nostri amici, non abbiamo sofferto il freddo e ormai la meta è vicina!! Ci mettiamo in cammino tutti insieme. Siamo in sei più l’Olivia, la cagnolina dei nostri amici. Ci accompagneranno per qualche ora, e giunti alla Forcella del lago (sopra il lago di Erdemolo) ci saluteranno per tornare alla macchina mentre noi continueremo nel nostro percorso. È un continuo saliscendi, che ci condurrà, attraverso un bellissimo alternarsi di creste erbose e declivi rocciosi, fino alle ultime due cime di tutto il percorso: il Gronlait e il Fravort. Potremmo prendere un sentiero che aggira le cime e senza grandi dislivelli ci porterebbe comodamente sulla Panarotta, ma noi decidiamo di salire entrambe le cime. Ormai la meta è vicina e forse non vogliamo che questa avventura finisca in fretta e decidiamo di faticare fino alla fine. Entrambe le cime, una volta raggiunte, ci offrono un panorama spettacolare e nonostante la grande stanchezza sentiamo l’entusiasmo di avercela quasi fatta. Qualche ora dopo infatti, scese dal Fravort, dobbiamo soltanto percorrere un sentierino che ci porterà fino a “la bassa” e poi un tratto di strada forestale fino al parcheggio degli impianti da sci dove realizziamo davvero di avercela fatta! Ci concediamo una birra che non ci è mai sembrata così buona e piene di gioia e felicità ci godiamo questa stupenda sensazione che, nonostante il dolore diffuso a tutti gli arti e la puzza che ormai è insopportabile, è veramente impagabile!

Arrivo in Panarotta

INFO FINALI

La Translagorai, per come l’abbiamo affrontata noi, non presenta grosse difficoltà tecniche e richiede soltanto una buona preparazione fisica soprattutto per il peso dello zaino da portarsi in giro. Ad agosto 2019 è segnata molto bene ed è davvero difficile (salvo imprevisti o sviste!) perdersi.

Necessita di essere affrontata con un’appropriata scorta di acqua e di cibo e consigliamo sicuramente la tenda in particolare in un periodo come quello di ferragosto. Infatti, ci sono alcuni bivacchi ma posso essere pieni e i punti dove poter trovare cibo e acqua lungo tutto il percorso si contano sulle dita di una mano (sono tre: malga Sadole, rifugio passo Manghen e rifugio sette Selle).

Il percorso è più che sicuro e il messaggio che vogliamo trasmettere è che è una bellissima avventura che consigliamo veramente a tutte, basta un po’ di spirito di adattamento e tanta voglia di faticare ma la soddisfazione è assicurata!

Martina e Fabiola in tenda

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