“La montagna non è tutto”, la lezione di Catherine Destivelle

A dirlo, anzi a farcelo capire con le sue gesta e la sua vita, è una maestra dell’alpinismo. Una di quelle donne capaci di elevare la propria figura a pietra miliare dell’arrampicata femminile degli anni Ottanta.

Quando parlo di me stessa e delle cose che amo fare annovero tra queste, sempre, l’arrampicata. Non per questo mi definisco una scalatrice. Anzi, come spesso mi capita di rispondere se interpellata sul tema, gli scalatori sono altri. Io sono solo una a cui piace arrampicarsi sulla roccia e guardare con sana invidia le imprese altrui. Una che si incanta davanti a un video di arrampicata e che ha, tra i primi risultati delle ricerche di Google, quasi sempre il nome di uno scalatore o di una scalatrice.

Per questo motivo scrivere di Catherine Destivelle è stato per me un grandissimo onore oltre che un lavoro di indubbia soddisfazione. E una piacevole sorpresa scoprire, facendo ricerca bibliografica e parlando con chi la conosce o l’ha conosciuta, che Catherine è molto più di una semplice scalatrice. O meglio non è solamente quello.

La biografia della Destivelle fa parte della collana I grandi alpinisti, edita da RCS e per tutta questa settimana venduta in allegato a Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, oppure sempre reperibile on line sul sito dedicato https://store.corriere.it/Collana-Completa/g9OsEWcVU.sAAAF0zscQTG1D/pc?CatalogCategoryID=mpOsEWcVoMYAAAF0glUQTG1B.

Nell’introduzione mi soffermo su una riflessione che si è fatta strada pian piano, mentre scrivevo la biografia di questa grande donna che è anche alpinista, anche moglie, anche madre, anche proprietaria di una casa editrice, anche prima vincitrice (al femminile) del Piolet d’Or alla carriera, onorificenza ottenuta proprio nel 2020.

Tutti questi “anche” stanno proprio ad evidenziare la poliedricità di una donna che ha dato tanto alla montagna (e a cui la montagna ha dato tanto), ma non tutto.

Una figura poliedrica la sua, che ha alternato periodi di grande amore per l’alpinismo (passato anche attraverso i successi ottenuti nelle primissime gare storiche di arrampicata sportiva) a periodi di “vita normale” e addirittura di “crisi”. Dagli anni bui della giovinezza alla rinascita ottenuta proprio grazie all’arrampicata e all’amore per le montagne.

Dalle competizioni alle grandi pareti, dalle scalate in cordata alle solitarie, proprio per dimostrare che, in quanto alpinista donna, non aveva nulla da invidiare ai colleghi maschi. Quest’ultimo punto, cioè il fatto che una donna potesse scalare bene quanto (se non meglio) di un uomo, è stato sempre uno dei suoi crucci.

Il grande difetto della maggior parte degli alpinisti o degli appassionati è, a mio parere, la loro “monotematicità”. Tanto per capirci, se esci a cena con una di queste persone il rischio concreto è (provare per credere) quello di trovarsi a parlare per quattro ore e in maniera ininterrotta di salite, nuove aperture, gradi di difficoltà e stili di chiodatura. Insomma, una noia mortale…

Ho immaginato invece di uscire a cena con Catherine Destivelle e abbiamo parlato sì di scalate, ma anche di quanto fosse bello immergersi nella lettura di un romanzo rosa, con una tazza di cioccolata calda al proprio fianco, la coperta di lana sulle gambe e il caminetto acceso… Abbiamo parlato di quanto fosse importante tenersi in forma, ma anche della difficoltà di passare davanti a una pasticceria e non uscirne con una fetta di torta sotto ai denti. Abbiamo parlato di vita vissuta e non solamente di alpinismo. Perché per la Destivelle la montagna non è tutto.

Prima donna al mondo a salire una via di grado 8a, sulla sua vita potrebbe essere realizzato un film. Una carriera lampo con la quale ha messo la sua firma, in pochissimi anni e in maniera indelebile, nella storia dell’alpinismo.

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