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Ripartire con calma dopo la Fase 1

by Chiara De Pol

Tornare a camminare in montagna dopo 2 mesi di stop e poco esercizio fisico pensando che nulla sia cambiato è un grave errore! Errore che ho commesso domenica scorsa quando, senza pensarci troppo ho affrontato, come se niente fosse cambiato, una classica escursione domenicale senza prendere in considerazione due mesi di mancato allenamento e soprattutto due mesi senza alcuna uscita in quota.

Gli errori commessi sono stati tanti, tutti riassumibili dicendo: ho sopravvalutato le mie attuali condizioni fisiche e sottostimato 2 mesi di scarsa attività fisica.

Iniziamo dalla scelta dell’escursione: come prima uscita ho affrontato un’escursione forse troppo impegnativa (in condizioni normali sarebbe stata facile) ma senza allenamento nelle gambe è risultata impegnativa; ho poi mangiato poco a colazione, solo qualche fetta biscotta ed infine ho pure preparato lo zaino in modo scorretto mettendo poca acqua e niente da mangiare.

Insomma un vero e proprio disastro; una serie di disattenzioni dovute per lo più alla voglia di tornare in montagna che hanno reso la prima uscita in quota un vero e proprio incubo: sono tornata a casa con un ginocchio tumefatto e una caviglia slogata a seguito di una rovinosa caduta.

Ho pensato quindi di risparmiarvi la mia fine, care Donne di Montagna, per farvi iniziare questa fase 2 in modo più consapevole e attento del mio ed evitandovi traumi e brutte cadute dovute a qualche errore di valutazione. Ho, quindi, intervistato Marta Bonomi e Tina Stolcis, Vicepresidente e Presidente dell’Associazione Accompagnatori di Media Montagna del Trentino, per qualche utile consiglio!

Marta, Tina, ho fatto proprio un errore da principiante: come si sarebbe potuto evitare?

Gli errori da evitare sono proprio quelli che hai citato tu. In questi due mesi siamo rimaste in casa, abbiamo perso la costante preparazione fisica necessaria per il trekking, l’abitudine a camminare su sentieri, terreni scoscesi, oltre che in quota. Seppur piene di entusiasmo e con grande voglia di ritornare a vivere la montagna, in questo momento dobbiamo avere ancora una certa dose di pazienza. L’attività escursionistica va iniziata
lentamente, a piccole dosi, godendo di quanto la natura ci regala, assaporandola in ogni nostro passo. Ecco, ci piace, ricordare, adesso più che mai, la nostra Mission: la meta è il cammino.

Chiara De Pol racconta la sua esperienza in montagna

Come ci si allena per tornare in montagna in sicurezza?

Si deve essere graduali, iniziare con brevi uscite, magari in piano, e poi intensificare lo sforzo di settimana in settimana. Si ricomincia, quindi, affrontando itinerari non troppo impegnativi per poi passare ad aumentare il dislivello in salita. Anche la costanza è molto importante, non ha senso affrontare, ad esempio, lunghe escursioni ogni 20 giorni, ci ritroveremo ogni volta al punto di partenza. Iniziamo poi a camminare a passo lento, che aumenterà spontaneamente lungo il cammino. Prendiamoci delle pause, facciamo attenzione al nostro respiro e rinunciamo o accorciamo l’itinerario se accusiamo fatica.

Il terreno in questo momento, può incidere su eventuali cadute?

Intanto teniamo presente che, come sta comunicando in questi giorni la Sat, i sentieri non sono stati ancora
ispezionati e messi in sicurezza causa la situazione di emergenza, pertanto anche questo può incidere sullo stato del terreno che possiamo trovare nelle nostre escursioni, e, se particolarmente sconnesso, può incidere su eventuali cadute o infortuni. Camminare su terreni di questo tipo richiede comunque un’accortezza e attenzione maggiore. Non dimentichiamo che molti incidenti avvengono nella discesa, perché ormai aneliamo al rientro con il corpo e con la mente, si allunga il passo senza considerare che le gambe possono essere già molto affaticate e il terreno può essere insidioso. Quindi: allacciamo bene gli scarponi, restiamo concentrati sui passi da compiere, e, se li abbiamo, utilizziamo i bastoncini da trekking. I nostri muscoli e le nostre ginocchia ci ringrazieranno a fine giornata!

Come si prepara uno zaino per un’escursione in quota? Cosa non può mancare?

Anche se usciamo solo per qualche ora portiamo sempre con noi uno zainetto, dove metteremo lo stretto necessario. Per le escursioni in quota nello zaino dobbiamo sempre avere: una borraccia, un po’ di cibo, la giacca per la pioggia o il freddo, un copricapo, guanti, kit pronto soccorso, torcia, coltello multiuso, occhiali da sole, cartina topografica, … e un po’ di allenamento per riuscire a portare tutto! Quest’estate, sicuramente, dovremo avere con noi anche: gel igienizzante per le mani, guanti monouso e mascherina.

Sono sempre necessari gli scarponi? Qual è l’abbigliamento ideale in questo periodo dell’anno?

Nelle nostre uscite la scelta delle calzature è importantissima per evitare di scivolare ma anche per impedire la formazione di vesciche, sostenere la caviglia, proteggere il piede dai sassi o dall’acqua. Durante un’escursione in montagna vi consigliamo, quindi, una calzatura alta, con suola tassellata, che protegga la caviglia, proprio per evitare quello che è successo a te, non dimentichiamo infine di chiudere bene la nostra calzatura. Questo, più ancora di altri, è il periodo dell’anno in cui ci si veste a strati, o “a cipolla” come si suol dire. E’ questo il momento in cui si può passare molto repentinamente da una situazione climatica a un’altra: mattino ancora un po’ rigido con temperature relativamente basse, centro giornata magari molto caldo perché il sole è comunque alto, e poi improvvisi annuvolamenti che possono sfociare anche in acquazzoni inaspettati con conseguente abbassamento delle temperature.

Quanto incide ciò che si mangia prima di affrontare la salita?

Mai partire per un’escursione senza aver mangiato: il digiuno lasciamolo a un altro giorno, dopo le abbuffate con i
parenti! Prima di partire per una giornata di trekking consigliamo una colazione abbastanza sostanziosa, da consumare e terminare almeno un’ora prima di iniziare la camminata, e che sia equilibrata: una parte proteica, dei grassi, dei carboidrati. Abbiamo bisogno di una buona dose di energia che ci permetta di camminare per qualche ora senza fermarci di continuo per rifornirci. Per quanto riguarda le bevande vi consigliamo di evitare il latte. Anche durante l’uscita è buona regola nutrire il proprio corpo, più o meno affaticato dall’attività che stiamo svolgendo. Difficile è dare un consiglio ben preciso su cosa e quanto cibo portare nello zaino: il cibo in montagna deve essere digeribile, nutritivo (ottima la frutta secca), energetico (sì ai carboidrati), antiossidante (perfetta la frutta), poco pesante (lo dobbiamo portare in spalla), senza comunque stravolgere totalmente le nostre abitudini alimentari. Curiamo soprattutto l’idratazione e ricordiamoci, inoltre, di riportare a casa tutti i nostri rifiuti!

Se ci si fa male in montagna cosa si deve fare?

Prima di tutto in montagna non ci si va mai da soli, anche il contrattempo più banale può diventare un problema se nessuno ci può dare assistenza, seppur minima. Per le situazioni meno gravi, il compagno di escursione potrà offrire il supporto necessario, anche solo stare in compagnia il tempo necessario per capire il da farsi, molto spesso le cose prendono un’altra forma dopo che c’è stato un momento di riposo, e si è valutata la situazione più opportuna per risolvere il problema. Diverso invece se le cose sono più preoccupanti o se la persona non è più in grado di muoversi da dove si trova. Ricordiamocelo sempre: in caso di richiesta di aiuto chiamate il numero unico UNO UNO DUE – 112 e fornite tutte le informazioni necessarie: dove è avvenuto l’incidente, cosa è successo, quante le persone coinvolte, il numero di feriti e le loro condizioni fisico/sanitarie, le condizioni meteorologiche sul luogo dell’incidente, chi sta chiamando.

 

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