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Paola Barducci, dottore forestale e accompagnatore di territorio

by Marzia Bortolameotti

Paola, toscana d’origine, fa un lavoro davvero particolare: è un dottore forestale libero professionista e un Accompagnatore di territorio. Le ho chiesto di mandarmi una foto e ha scelto questa: lei seduta con le gambe incrociate e attorno, se possiamo chiamarli così, i suoi trofei…

Paola con i suoi “trofei”

Perché hai scelto questa foto? Cosa rappresenta?

Ho scelto questa foto perché mi rappresenta perfettamente, anche nel momento attuale che stiamo attraversando. Sono infatti in casa letteralmente circondata da tutti gli oggetti (corna, pachi, penne, ossa, fatte, cortecce, nidi…) che negli anni ho trovato in bosco, sono i miei tesori, altro che vestiti e gioielli!

E al centro ci sono io, una donna che ha una doppia professione, ambedue un tempo tipiche del genere maschile e per questo ancora sono declinate al maschile: sono infatti un dottore forestale, mi occupo quindi dei boschi del Trentino, ma anche dei pascoli, dei sentieri e strade forestali.

E come secondo lavoro, arrivato grazie anche alla principale professione di dottore forestale, sono anche accompagnatore di territorio, unica figura professionale assieme agli accompagnatori di media montagna e alle guide alpine a poter accompagnare le persone (turisti ma anche locali appassionati di trekking) sui sentieri della montagna.

Quale è stato il tuo percorso per diventare dottore forestale?

Per diventare dottore forestale ho scelto la Facoltà di Agraria nell’indirizzo che allora si chiama Scienze forestali e ambientali a Firenze, dove mi sono laureata ancora nel lontano 2001. Prima della laurea ho dovuto effettuare  un tirocinio che all’epoca era di circa due mesi; avrei potuto fare il tirocinio anche in tante strutture convenzionate a Firenze ma tanta era la mia voglia di esplorare il mondo forestale che ho scelto di farlo in Trentino,  presso la Magnifica Comunità della Val di Fiemme. In quest’avventura mi ha seguito anche il mio compagno di studi e di vita, che poi nel tempo è diventato mio marito. Da questa esperienza è arrivata successivamente la possibilità di continuare a lavorare come libero professionista in Trentino (anche perché nel frattempo avevo fatto anche l’esame di stato) e dopo qualche anno di gavetta in alcuni studi di colleghi, ho aperto nel 2009 uno studio forestale dove siamo in realtà tre soci, io, mio marito e un’altra donna ( e amica). Lo studio si chiama Ecos per ricordarci sempre che viviamo in un ecosistema e che ogni nostra azione deve essere rispettosa nei confronti dell’ambiente in cui viviamo.

E come ti sei invece avvicinata alla professione di Accompagnatore di Territorio?

Questa seconda professione è nata inizialmente per caso: nel 2007 ho trovato il bando emesso dalla Provincia di Trento per una prima selezione di accompagnatori, io titubante ho provato. E sono passata prima alle selezioni e poi dopo un corso di circa due mesi mesi anche alle prove di esami finali. d’altronde con la mia professione di dottore forestale nel frattempo avevo girato tutto il trentino, guardando e studiando boschi, ecosistemi, vallate e montagne anche poco conosciute.

Per quanto riguarda l’Accompagnatore di territorio, per la stagione estiva quali sono le prospettive, nella cosiddetta Fase 2?

Per la nostra professione è davvero ancora troppo presto ipotizzare il futuro, gli eventi legati al Covid19 si susseguono ad una velocità davvero pazzesca. Molti di noi avevano nei mesi scorsi già programmato eventi e calendari di attività e passeggiate in Trentino, ma ancora non resta che pazientare per capire come e quando potremo uscire finalmente da casa e ricominciare a percorrere i nostri amati sentieri.

E’ quindi ancora un gran punto interrogativo, ma di sicuro tutti gli adt e amm in questi mesi non si stanno facendo trovare impreparati: ci alleniamo a casa, studiamo, ci confrontiamo sulle possibili evoluzioni e soprattutto manteniamo la calma e la positività.

Sei molto attiva sui social, soprattutto su Instagram, spiegaci cosa sono e di cosa parli nei “Lunedì forestali”?

La piattaforma di Instagram mi si addice particolarmente, l’ho trovata da subito il mio canale preferito, rispetto agli altri social; per questo inizialmente per diletto ho iniziato a postare non solo quello che vedevo o facevo in bosco ma anche a raccontarlo con semplicità e anche con un tocco di umorismo, che come sapete bene ai toscani non manca mai! E da lì sono nati i lunedì forestali in cui proprio di lunedì quando siamo tutti un po’ tristi dell’inizio settimana lavorativa racconto alcuni aneddoti legati al mio mondo, quello del bosco; perciò parlo degli alberi più diffusi in Trentino, ma anche delle rarità, delle specie protette, ma spazio anche sugli animali, sugli arbusti, sui fiori, e in questa stagione sulle erbe selvatiche mangerecce.

Cosa ti chiede chi ti segue sui social, quali sono le maggiori curiosità delle persone?

Ah le persone mi domandano tantissime cose, spaziando dai fiori o dalle piante che trovano in giardino o in bosco ma anche il canto degli uccelli, le abitudini degli animali selvatici, fino a chiedermi anche quali sono i lavori attuali e del passato legati al bosco e alla montagna.

Non sempre so dare loro una risposta, per questo è meravigliosa la comunità che si crea su instagram che permette di trovare la giusta definizione o catalogazione grazie alle specializzazioni che ognuno di noi possiede. Ad esempio racconto delle erbe selvatiche che si possono raccogliere per mangiare ma poi mi avvalgo di moltissime persone qui in valle che lavorano nel settore della ristorazione e che possono così dare consigli migliori dei miei che al massimo ti dico:perfetti saltati in padella!

Tu che sei appunto abituata a stare in mezzo alla natura, quanto ti manca il contatto con essa? Anche se adesso sei potuta uscire per lavoro, per far rilievi forestali…

Finalmente dopo oltre un mese sono potuta tornare in bosco: è stato un mese davvero duro per me che ero abituata ad uscire sempre, tutti i giorni, con qualsiasi meteo e in qualsiasi condizione fisica. Però ho cercato e cerco ancora adesso di mettere a frutto  questo lungo momento di isolamento per studiare innanzitutto, che non si finisce davvero mai di imparare, per stare con la mia famiglia senza correre da un impegno ad un altro, per iniziare nuove collaborazioni con persone che stimo da tempo, ma anche per allenarmi (ho un coach davvero severo, mio figlio di nove anni, che ogni giorno mi segue negli allenamenti di corsa (in terrazza), bicicletta (sui rulli), ginnastica a corpo libero (con addominali, plank e squat davvero ad alta intensità).

Ti occupi tanto di laboratori per bambini, cosa possiamo proporre ai bambini in questo periodo di quarantena, per non fargli dimenticare la montagna, il profumo del bosco…

Si mi piace davvero tanto lavorare coi bambini, perché quando racconto loro qualche cosa riguardante il bosco, gli alberi, le montagne sono curiosi, partecipi, intuitivi e si lanciano senza remore sulle possibili risposte e soluzioni alle mie domande.

In questo periodo mi sento solo di consigliare di mantenere per quel poco che possiamo un minimo contatto con la natura, se abbiamo un giardino o anche un terrazzo oppure una finestra, apriamoci comunque con tutti i sensi alla natura che in questi mesi si sta rinnovando. Quindi qualsiasi oggetto naturale può essere toccato, annusato, ascoltato qualche volta anche mangiato (ma assicuratevi sempre che sia commestibile!) per capire davvero a cosa serve una foglia (perché questa è a forma di cuore e l’altra ad ago), un fusto (come mai alcune piante hanno la corteccia spessa e altre invece non sono neppure legnose ma morbide e verdi) o scoprire assieme a loro la magia della nascita, piantando semi di qualsiasi pianta troviate (mela, pera, fragola..o quelli che il vento trasporta fino a noi).

Qualche segreto da raccontarci per farci immaginare di essere nella natura….

Negli anni mi sono sempre più appassionata ai dettagli piuttosto che alle enormi prospettive, e nei dettagli della natura si celano tanti segreti: sottoterra, ad esempio, c’è un mondo davvero incredibile pieno di vita che noi non possiamo vedere se non marginalmente: ci sono moltissimi insetti che vivono una parte della loro vita sotto terra sottoforma di uova, ma anche di larve o pupe, ci sono tane e rifugi per molti animali (volpi, tassi, marmotte solo per citarne tre), ma devo dire che per deformazione professionale mi intriga moltissimo il mondo delle radici delle piante che se volessimo confrontarle con i nostri organi umani sono allo stesso tempo i piedi (perché sostengono le piante evitando che si ribaltino), lo stomaco e l’intestino (perché assorbono le sostanze nutritive dal terreno) ma anche la nostra voce (perché le piante comunicano e non per magia ma grazie ad un continuo scambio di sostanze che passano da una radice ad un’altra essendo spesso abbracciate fra loro, anche fra specie differenti). Ecco questo mondo così nascosto non assomiglia un po’ a noi, alle nostre case, a questo momento di distanziamento sociale ma in realtà non di isolamento perchè anche noi siamo così interconnessi col mondo esterno attraverso un fitto apparato radicale un po’ nascosto ma così arricchente.

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