FEDERICA MINGOLLA SI RACCONTA

Profondi occhi azzurri, decisa, sorridente e piena di passione. Questa, così viscerale e profonda per l’arrampicata, ormai diventata una certezza che si intromette nella sua testa, si fa spazio nel suo cuore e la spinge, in modo del tutto naturale ed armonioso, ogni giorno verso la roccia. Stiamo parlando della giovanissima Federica Mingolla, 23 anni di Torino, che abbiamo incontrato a Trento in occasione della manifestazione TEDx.

Federica, oggi una delle donne italiane più interessanti del panorama dell’arrampicata su roccia, è anche stata la prima donna capocordata ad aver salito in libera e in una sola giornata una delle più famose vie delle Dolomiti: la via Attraverso il Pesce, in Marmolada, con oltre 1.200 metri di sviluppo. Ma qui non parliamo di imprese, questa che leggerete è soprattutto una chiacchierata sulle sue emozioni, i suoi sogni nel cassetto e la sua via vita quotidiana.

Foto di Federico Ravassard. Luogo: Unghiasse – Val di Lanzo. Una area trad scoperta e pulita da Marzio Nardi, con l’aiuto di Federica e quello del Team Rock Slave

Quando hai iniziato ad arrampicare?

Mi sono avvicinata all’arrampicata già da molto piccola. Mio padre mi portava ad arrampicare nelle pareti di casa, in corrispondenza di rifugi dove ci fermavamo a mangiare. Quella della scalata era più una scusa per poi andare al rifugio. Poi vivendo in città mi sono avvicinata al nuoto e nell’adolescenza mi sono dedicata a questo sport. A 15 anni ho iniziato ad arrampicare in una palestra indoor perché mi piaceva un ragazzo, un climber. Ho iniziato a partecipare ad un corso di arrampicata e, dato che riuscivo molto bene in questo sport, ho iniziato ad allenarmi più seriamente. Mi veniva istintivo il gesto dell’arrampicata, quindi ho iniziato subito a vincere le prime competizioni.

Hai vinto tanto indoor, ma ad un certo punto non hai trovato più così tanti stimoli, come mai?

Ho fatto 4 ani di competizioni, poi ho conosciuto il mondo outdoor: il gesto tecnico fuori mi dava molte più emozioni rispetto che farlo al chiuso di una palestra. Quindi ho deciso di trasferire la mia passione cercando di girare e viaggiare il più possibile.

 Che emozioni provi a scalare in parete?

Mi dà una sensazione di libertà, di spensieratezza, non devo più pensare a quello che sto facendo perché mi viene istintivo, mi dà una sensazione di infinito: di avere il mare sotto, un mare attorno che mi piace. Il vuoto non mi fa paura, anzi mi fa star bene.

Foto di Federico Ravassard

Qual è secondo te, oggi, il rapporto tra donna e montagna?

Essere femmina ha i suoi vantaggi. Le donne sono avvantaggiate dal punto di vista di come si muovono: i movimenti sono più precisi e risultano più eleganti, però abbiamo meno forza per costituzione. Io decido i miei progetti in base a quello che mi è più congeniale in quanto donna. Non vado a provare un 9c in strapiombo, ma una parete tecnica compatta di mille metri dove è necessaria resistenza e tanta forza di volontà.

Cosa hai provato dopo essere riuscita a scalare da capocordata in una giornata la via Attraverso il Pesce in Marmolada?

È stato un cocktail di sensazioni. Non avevo mai scalato una parete così alta. Anche solo il fatto di essere riuscita ad arrivare in cima è stata una grande soddisfazione. Non immaginavo di riuscire a farla in libera da capocordata, in una sola giornata. Mi sono resa conto solo dopo, di cosa avevo fatto. Mentre ero in parete, ho staccato la testa e ho pensato solo ad arrampicare.

Il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto è girare il mondo, approfittare di questa mia passione, vedere diversi paesaggi, conoscere nuove culture, approfittare di questa mia dedizione per l’arrampicata e per l’alpinismo per viaggiare e scalare le pareti più belle del mondo.

Foto di Federico Ravassard

Il tuo rapporto con i social, quanto tempo dedichi al giorno?

Pochissimo, per mia scelta non voglio essere schiava dei social, anche se i miei sponsor voglio che io sia visibile. Quando ho voglia e sono libera lo faccio, quando sono a scalare chiedo a qualcuno di farlo per me, altrimenti lascio perdere. Lo so che potrei avere più followers, ma preferisco averne pochi ma buoni.

Come è una tua giornata tipo?

Una volta le mie giornate erano scandite dai miei allenamenti, quindi pianificate, ogni giorno andavo in palestra ad allenarmi, ma adesso non mi considero più un’atleta perché non seguo più questo tipo di pianificazione. Il mio allenamento è vivere la giornata in base alla stagione: quindi se è estate vado a scalare una parete in quota, se autunno una più bassa, se è inverno vado a sciare e scalare sul ghiaccio e in primavera vado ad allenarmi in palestra. Non esiste più un allenamento fisso, seguo il mutare delle stagioni e faccio quello che mi sento fare.

Un alpinista al quale ti ispiri?

Il primo che mi viene in mente è Manolo. Mi piace il suo modo di muoversi, i suoi movimenti mentre scala. Mi piace molto anche il mio rapporto con lui, quando parliamo mi trasmette sempre qualcosa di forte. E quando la nostra chiacchierata finisce, mi vengono in mente un sacco di progetti che vorrei fare. Un alpinista che purtroppo non c’è più, è Gian Piero Motti, penso che lui sia stato uno dei maggiori esponenti, non solo del mondo dell’alpinismo, ma anche del modo e della filosofia della montagna. Come donna mi ispiro a Lynn Hill.

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