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IL MIO PRIMO “BERGHEIL”

by Federica Pincigher

Dopo i lunghi inverni passati sugli sci ed il coronamento di essere diventata maestra, sento il bisogno di avvicinarmi a quelle cime ammirate molte volte solo in lontananza. Mai però avrei pensato di salirvi di lì a poco. La primavera è ormai alle porte e messi sci e scarponi a riposo decido di passare a imbrago e scarpette. Mi destreggio così tra nodi, appoggi e appigli, accennando a passaggi e dilettandomi nella lettura di guide con schizzi, gradi e lunghezze. Un mondo a me totalmente nuovo.

Lentamente prendo confidenza con la roccia. Le giornate passano veloci e l’entusiasmo per questa mia nuova passione aumenta in modo esponenziale. Finalmente arriva la tanto agognata estate, finalmente un giorno di riposo. Si parte. Le previsioni danno sole. Preparo lo zaino per la mia prima cima in montagna: la seconda Torre del Sella.

Federica e la sua prima scalata in montagna

L’entusiasmo è a mille ma anche la paura di non farcela. Mi assale quasi uno stato di ansia. Calata la notte, circondata dal silenzio e dalle montagne, dal lunotto dell’auto posso ammirare le stelle. Sveglia di buon mattino, ricontrollo lo zaino per non aver dimenticato nulla, faccio una ricca colazione e via. Mi incammino carica di emozioni e paure per il sentiero che porta alla base della parete.

Ammiro le stelle alpine e le marmotte con gli occhi di una bambina che li vede per la prima volta. Forse è per sviare il pensiero di salire. La relazione classifica la via in 1°e 2° grado con qualche passaggio di 3°. Il tutto mi mette un certo timore. Pronti via, corda, imbrago, casco e scarpette. Poi su, fino in cima senza perdere tempo. La mia mente vuole arrivare in cima.

La mia prima scalata, un’emozione unica. Finalmente l’ultimo tiro di corda mi porta in vetta. Una lacrima di gioia solca il mio viso. Entusiasmo e soddisfazione. Stringo la mano al mio compagno di cordata e mi lascio andare ad un festoso “Bergheil”. Foto di rito e come incantata mi fermo ad ammirare il panorama. Da quassù è mozzafiato.

Le cinque dita, il Sass Pordoi, la Marmolada, il Piz Ciavazes fanno da corona alla mia “Impresa”. Ma ora il pensiero è rivolto alla discesa. Attrezziamo la corda doppia e scendiamo fino alla sella che collega la prima con la seconda Torre.

Il sole è ancora alto quindi decidiamo di percorrere la cengia erbosa e dirigerci verso la prima Torre, un itinerario facile quasi una passeggiata.

Arrivata a questo punto tiro un sospiro di sollievo, ormai manca solo una corda doppia e una passeggiata per il sentiero tra i sassi per giungere alla macchina. Alla base della parete, ad aspettarmi, due marmotte che giocano nel prato e si rincorrono tra i fiori.

La calata in corda doppia

Mentre ammiro questo spettacolo della natura circondata dal silenzio, rotto a tratti dal rumore dei bus e delle auto che salgono e scendono dal passo, mi disseto con un sorso di acqua fresca.

Una giornata ricca di emozioni e paure conclusa a festeggiare con due birre al bar e la voglia di ritornare a scalare in montagna.

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