L’apnea a casa mia

Voglio raccontarvi di quanto il Covid19 mi ha dato e non tolto. Se state leggendo è perché amate l’acqua come me e tutto quello che le vive intorno, che sia un territorio marittimo o montano. Nel 2020 le possibilità di immergersi sono state davvero poche e l’amore per questo elemento non è bastato per deviare alle regole quindi ho messo in pratica quello che stavo immaginando da mesi. 

Come tutti, sportivi o meno, ho lottato il lockdown giorno dopo giorno, mese dopo mese e posso dire di essere riuscita ad aggirarlo con svariate distrazioni casalinghe. Il 3 maggio 2020 come il resto d’Italia lo vivo come un giorno da festeggiare. Esco di casa e corro. I prati sono più verdi, i fiori più profumati, il sole più brillante. È una splendida giornata e vivo ogni dettaglio con intensità respirando a fondo questa riacquisita libertà. 

Nei mesi seguenti scelgo comunque di essere coerente con le normative limitando gli spostamenti superflui ed evitando di transumare verso il mare. Così, un po’ per scelta e un po’ per necessità non posso far altro che godere di ciò che è più vicino a me: la natura alpina. 

L’avventura inizia molto istintivamente mettendo nello zaino da trekking una muta pesante, una maschera e le pinne. Non pianifico il percorso, la meta e le foto. 

Sono a 1076 metri di quota, sento il tepore dei raggi primaverili che riscalda la mia pelle, l’acqua è cristallina e sono totalmente immersa in un anfiteatro di magnifiche montagne; la più maestosa è la cima del Monte Disgrazia.

Val Masino – laghetto Qualido – 1076 m (Team Cressi Apnea)

Ricordo ancora l’intensità con cui l’acqua gelida mi ha colpito il volto lasciandomi senza fiato (ecco il diving reflex; quella reazione che tanto odio quando devo entrare in acqua per allenarmi ma tanto amo quando dà il via a qualcosa che so già sarà speciale) e il senso di bruciore alle dita e poi la totale insensibilità di volto e mani.

Tutte sensazioni che mi invadono di energia, mi sento viva, un tutt’uno con l’acqua e quello che mi circonda. Posso decidere se respirare o trattenere il fiato, se immergermi o galleggiare; sono libera di scegliere, di agire come voglio e con questa consapevolezza torno a casa desiderosa di rituffarmi presto. 

Ricordo di avere un libro fotografico sui laghi alpini della Valtellina e Val Chiavenna realizzato da fotografi naturalisti di zona, lo sfoglio cercando indizi sulla prossima meta, ma programmare non è il mio forte, così lascerò le cose al caso ancora per un po’. 

L’entusiasmo mi porta verso un lago che non ho mai visto, nasce in primavera e scompare in estate, è un lago glaciale. Dopo una breve passeggiata eccomi arrivata. Mi immergo e da riva mi chiedono cosa vedo sott’acqua. Ma la vera domanda è:

Cosa si prova a essere sospesi su un manto d’erba e attorniati da gelidi iceberg?!

Se si ascolta in superficie si sentono le gocce della neve una ad una sciogliersi e precipitare nel lago ma con la testa sott’acqua ogni rumore scompare e il vento che mesi prima muoveva fragorosamente l’erba oggi non la sfiora neppure lasciando che sia l’acqua a farla ondeggiare con delicatezza. 

Val Venina – Lago Zappello – 1502 m (Team Cressi Apnea)

La settimana successiva si riparte verso un lago chiamato Nero per la profondità che rende cupe le sue acque. Ha trovato il suo posto in un terrazzo roccioso di origine glaciale ed è caratterizzato da un isolotto molto pittoresco. Immergendomi posso confermare che è abbastanza tenebroso: sebbene a riva è limpido più mi avvicino al centro più devo scendere a fondo per leggerne il suo letto. Per fortuna il passaggio di qualche trota mi distrae dalla tensione e torno a sorridere ma il tuffo non dura molto perché, come spesso accade in alta montagna, il meteo cambia rapidamente, il sole se ne va e con lui anche un po’ della bellezza del luogo. Con la promessa di tornare discendo a valle. 

Val Belviso – Lago Nero – 2036 m (Team Cressi Apnea)

Arriva l’estate, sembra ci si sia dimenticati quello che è stato, gli impegni aumentano, la compagnia non manca mai e in men che non si dica si torna alla vita che avevamo sospeso a febbraio. Che fine faranno tutti i progetti e le buone intenzioni nate da un periodo di meditazione interiore e di riflessione personale? La mia passione non si ferma, l’apnea unita alla montagna e all’altitudine che spezza il fiato è solo all’inizio. 

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