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Alta Via 2 in Val d’Aosta

by cecilia mariani

Settembre 2020
Molti conosceranno le famose Alte Vie delle Dolomiti, oppure il sempre più trafficato tour
del Monte Bianco, ma non tutti sapranno che ci sono due itinerari meno conosciuti ma
altrettanto belli in Valle d’Aosta. Possono essere percorsi uno dopo l’altro formando un
anello, per un totale di circa 300km e 24000 metri di dislivello (è lo stesso percorso seguito
dalla gara di trail running Tor de Géants), oppure separatamente. L’estate scorsa ho
deciso di esplorare con un’amica l’Alta Via 2, ed ecco cos’è successo.
Organizzazione e logistica
L’Alta Via 2 si estende per circa 150km da Courmayeur a Donnas, seguendo prima il
confine est tra la Valle d’Aosta e la Francia e poi quello sud con il Piemonte,
attraversando ambienti mozzafiato. Ma noi abbiamo voluto fare le cose a modo nostro:
abbiamo deciso di seguire il percorso al contrario, saltando il primo giorno e cominciando
a Champorcher, in modo da poter iniziare gradualmente e finire a Courmayeur con la
magnifica vista sul Monte Bianco.
Abbiamo studiato il percorso con l’aiuto di guide e cartine, per capire se sarebbe stato
meglio dormire nei rifugi oppure portare la tenda e accamparci all’aria aperta. Abbiamo
optato per la seconda opzione, in modo da avere più libertà e risparmiare sul
pernottamento, anche se così facendo il nostro zaino sarebbe stato molto più pesante.
Questa soluzione ci avrebbe inoltre permesso di non dover prenotare niente, a parte una
stanza per le prime due notti a Champorcher, e ci avrebbe permesso di decidere le
tappe al momento, senza dover seguire una tabella di marcia.
Una volta messi a punto tutti i dettagli, non ci restava che preparare lo zaino e partire.
Lo zaino
Decidere cosa mettere nello zaino per un trekking di 11 giorni non è cosa facile. Bisogna
mantenere il peso al minimo, ma servono un sacco di cose, a cominciare dal necessario
per dormire e mangiare: tenda, materassino, sacco a pelo, fornelletto, gas, pentole e
posate. Poi ci sono i vestiti, e qui devi accettare il fatto che non ti serviranno più di due
magliette: puzzare per puzzare, almeno così si guadagna qualche grammo! Ma sono i
piccoli accessori ad essere davvero impegnativi da organizzare: frontalino, occhiali da
sole, un libro, guanti e cappello, powerbank, kit di primo soccorso, ecc., e sto parlando
solo dell’essenziale!
In ogni caso, anche dopo anni di esperienza sicuramente sbaglierai qualcosa. Noi, due
accompagnatori di media montagna con anni di esperienza, abbiamo finito per portare
davvero troppe cose, come ad esempio due fornelletti (ne abbiamo sempre usato solo
uno), oppure un asciugamano da cucina e un costume da bagno (ci era sembrata una
buona idea..), o ancora due kit di primo soccorso. Insomma, i nostri zaini pesavano 15kg
l’uno e c’è toccato portarli così.

Il trekking
Giorno 1 – da Champorcher al Rifugio Miserin
La mattina del primo giorno siamo uscite dal nostro appartamento e c’era il sole ed
eravamo pronte per l’avventura al 100% (non c’eravamo ancora rese conto del reale
peso dei nostri zaini!).
In men che non si dica ci siamo lasciate alle spalle il piccolo villaggio di Chardonney
(venivo qui in vacanza quando avevo 10 anni ed è stato bello rivedere questo posto, per
niente cambiato nel tempo) e abbiamo cominciato a salire lungo una vecchia strada di
caccia, affascinate dalla quantità di vecchi edifici e malghe che punteggiavano gli
alpeggi! Dopo un paio d’ore di cammino abbiamo raggiunto il rifugio Dondena e ci
siamo fermate per pranzo: pane, salame e formaggio, il pranzo del montanaro
(l’entusiasmo è durato solo qualche giorno..). Poi, dopo un altro paio d’ore, abbiamo
raggiunto il rifugio Miserin con il suo bellissimo lago e il santuario di Nostra Signora delle
Nevi. Il vento si faceva sentire, così ci siamo riparate all’interno con una birra fresca e
abbiamo deciso di montare la tenda proprio fuori dal santuario, e di cenare al rifugio.

Giorno 2 – dal Rifugio Miserin a Lillaz
Dopo un po’ di pioggia notturna ci siamo svegliate per trovare le montagne avvolte dalla
nebbia. Abbiamo smontato la tenda, fatto colazione (il porridge è la colazione perfetta,
specialmente se la tua compagna di viaggio è scozzese!) e siamo partite in direzione Col
Fenêtre de Champorcher. Eravamo felici di essere di nuovo in cammino, anche se ci
accompagnavano degli enormi e terribili piloni. Una volta giunte al passo i piloni erano
spariti e abbiamo cominciato a scendere dall’altra parte, ignare del fatto che avremmo
ripetuto questa stessa routine praticamente tutti i giorni da qui alla fine del trekking (c’era
in fatti da superare un passo di montagna quasi ogni giorno). Accompagnate da alpeggi
pieni di mucche e foreste di pino cembro siamo arrivate a Lillaz, la frazione di Cogne
famosa per le sue cascate.
Il secondo giorno era finito, e non essendo ancora del tutto abituate al peso dello zaino
dovevamo assicurarci di fare abbastanza stretching da evitare dolori il giorno seguente.
Dopo una meritata doccia, e dopo aver fatto il bucato, era il momento della “solita”
birretta! È incredibile come le piccole cose diventino routine quando si è in cammino..

Giorno 3 – da Lillaz al Rifugio Vittorio Sella
Nonostante lo stretching del giorno precedente, i nostri muscoli erano un po’ acciaccati,
così abbiamo deciso di saltare i primi 3km su asfalto e di prendere l’autobus fino a Cogne.
In paese abbiamo avuto il tempo di fare rifornimento di cibo e di bere un caffè al volo
prima di prendere la strada per Valnontey, un grazioso villaggio alpino ai piedi del Gran
Paradiso. Da qui infatti entravamo nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, il primo parco
nazionale istituito in Italia e il posto perfetto per vedere la fauna locale.
Superato il villaggio abbiamo cominciato a salire lungo il sentiero fino a raggiungere il
limite del bosco, con una vista magnifica verso il Gran Paradiso. Abbiamo raggiunto il
rifugio Vittorio Sella abbastanza presto e abbiamo deciso di dormire lì, dato che
all’interno del parco è proibito piantare la tenda. Abbiamo approfittato del pomeriggio
per rilassarci lungo le rive del torrente che scorre proprio vicino al rifugio, e non poteva
mancare la solita birra fresca, questa volta bevuta in compagnia di due simpatici signori
gallesi che stavano facendo il nostro stesso percorso.

Rifugio Vittorio Sella

Giorno 4 – dal Rifugio Vittorio Sella a Eaux Rousses
Dopo una levataccia e il solito porridge eravamo pronte a cominciare il quarto giorno di
cammino e la salita verso Col du Loson, il punto più alto di tutto il percorso (3299m).
Abbiamo lasciato il rifugio proprio mentre i primi raggi di sole cominciavano a riscaldarci,
e abbiamo imboccato il sentiero che saliva ripido tra i pascoli e i detriti. Nel silenzio più
assoluto, all’improvviso vediamo dei camosci che prendono il sole su alcune rocce, e non
sembrano per niente disturbati dalla nostra presenza. Una volta raggiunto il passo
abbiamo potuto ammirare tutta la vallata di Cogne e perfino il Monte Rosa in lontananza.
La discesa dall’altro lato di Col du Loson era una delle sezioni più belle di tutto il trekking,
abbiamo visto camosci e stambecchi (per non contare le decine di marmotte!) e ci
siamo sdraiate al sole per un po’, prima di raggiungere Eaux Rousses, 1600m più in basso.
Il padrone di un campeggio lì vicino, gentilissimo, ci è venuto a prendere in macchina,
risparmiandoci così 2km di strada asfaltata. Abbiamo montato la tenda, fatto il bucato e
ci siamo sedute per pianificare i giorni successivi. Cominciavamo a notare che le giornate
si stavano accorciando, ma non ci dispiaceva addormentarci non appena calava il sole,
per riposare i muscoli in preparazione di un nuovo giorno di cammino.

Giorno 5 – da Eaux Rousses al Rifugio Marmotte
Dopo averci dato un passaggio fino all’inizio del sentiero, salutiamo in gestore del
campeggio e ci incamminiamo nel bosco verso Lac Djouan. Una delle cose che non
vedevamo l’ora di fare era buttarci in un lago di montagna, così, anche se il tempo non
era dei migliori, ci siamo fatte coraggio e siamo entrate nell’acqua. Era fredda, ma una
volta fuori eravamo rigenerate!
Dopo il bagno abbiamo continuato fino al Col Entrelor, e dopo una breve discesa siamo
arrivate al rifugio Marmotte. Non sapevamo se fermarci oppure no, ma sono contenta di
averlo fatto. Il rifugio, infatti, era gestito da dei super volontari, molto simpatici e
accoglienti. Dopo averci offerto un tè caldo abbiamo cominciato a chiacchierare e si è
creata subito un’atmosfera molto piacevole. Abbiamo incontrato persone speciali,
trovato la vera atmosfera di un rifugio, e la mattina seguente siamo partite felici: questo è
il vero motivo per cui camminiamo in montagna!

Giorno 6 – dal Rifugio Marmotte al Rifugio Chalet de l’Epée
Dal rifugio Marmotte siamo scese direttamente al bellissimo paesino di Rhemes-NotreDame per fare rifornimento. La ripida salita al Col Fenêtre ci aspettava, ma non era così
male come ci aspettavamo. Dall’altro lato del passo abbiamo trovato l’unico passaggio
tecnico del percorso: alcune scalette di ferro per aiutare la discesa. Nonostante i grossi
zaini, abbiamo superato l’ostacolo senza problemi, per poi raggiungere una bellissima
valle attraversata da un ruscello. Ci siamo fermate per un po’, rilassandoci ascoltando il
rumore dell’acqua che scorreva.
Poco dopo abbiamo raggiunto il rifugio, dove abbiamo incontrato ancora i nostri amici
gallesi. Abbiamo piantato la tenda appena fuori ma ci siamo concesse la cena al rifugio,
accompagnata da un buon bicchiere di vino. I nostri nuovi amici avevano dovuto
cambiare i loro piani, quindi questa sarebbe stata la nostra ultima serata insieme.

Giorno 7 – dal Rifugio Chalet de l’Epée al Lac du Fond
Da qui e per i due giorni successivi saremmo state completamente isolate, senza nessun
tipo di appoggio. A causa della mancanza di rifugi in questa zona, infatti, avevamo
deciso di campeggiare “wild” per un paio di notti.
Abbiamo fatto rifornimento nel piccolo paesino di Valgrisenche e siamo partite in
direzione Planaval e Lac du Fond. Dopo un lungo tratto nel fondovalle abbiamo
raggiunto Planaval, per poi salire fino a Lac du Fond in quello che è stato il giorno più
caldo del viaggio. Abbiamo raggiunto il lago giusto in tempo per un bagno e per
piantare la tenda, prima che cominciasse a piovere. Non appena ha smesso siamo
riuscite a cenare, bere un goccio di Genepi e assistere a un tramonto mozzafiato, per poi
addormentarci nella nostra tenda, lontano da tutto e da tutti.

tramonto al Lac du Fond

Giorno 8 – dal Lac du Fond al Rifugio Deffeyes
Questo è stato il giorno più difficile ma anche il più panoramico di tutto il percorso. Siamo
partite presto per cominciare la salita al Col de Crosatie e all’improvviso, mentre eravamo
ancora mezze addormentate, ci è apparso davanti uno dei panorami più belli che io
abbia mai visto in montagna. Da sinistra a destra potevamo vedere tutto il massiccio del
Monte Bianco, con la cima principale sulla sinistra, il Dent de Geant e le Grandes Jorasses,
poi il Gran Combin a destra, il Cervino e il Monte Rosa. Alcune tra le più belle cime delle
Alpi erano lì davanti ai nostri occhi, e nessuna foto poteva rendergli giustizia. Ci siamo
fermate a lungo per assaporare il momento.
Poi, con una ripida discesa, siamo scese di circa 800m solo per riguadagnarli tutti nella
salita all’Haut Pass. Questa è stata sicuramente la parte più difficile di tutto il percorso:
eravamo stanche a causa degli zaini e il caldo era quasi insopportabile, ma siamo
comunque riuscite a raggiungere il passo a un orario decente. Dopo una breve discesa
siamo arrivate in un bellissimo angolo di prato vicino al ruscello, appena fuori dalla vista
del rifugio Deffeyes. E cos’abbiamo fatto? Il bagno, ovviamente, ingannando noi stesse
del fatto che ci stessimo “lavando”. L’acqua fredda ci ha rigenerato a tal punto da darci
le forze per camminare fino al rifugio per una birra.
Che giornata, ma cominciavamo ad avvertire che la fine si stava avvicinando.

Giorno 9 – dal Rifugio Deffeyes a La Thuile
Dopo la giornata di ieri ci serviva davvero un po’ di riposo, quindi era d’obbligo una
tappa breve. Per scendere a La Thuile ci sono volute circa tre ore, e a mezzogiorno
eravamo sedute al tavolino di un bar sulla strada principale del paese a gustare un
pranzo eccezionale e pieno di verdure: dopo una settimana di formaggio e salame ne
avevamo davvero bisogno!
Ma dopo un paio d’ore eravamo già stanche del traffico, e i piccoli lussi della vita
quotidiana non ci sembravano già più essenziali. Stavamo già fremendo per tornare in
mezzo alle montagne selvagge, così abbiamo aspettato con trepidazione che arrivasse il
giorno seguente.

Giorno 10 – da La Thuile to al Rifugio Elisabetta Soldini
Il penultimo giorno del trekking era uno dei più attesi: oggi avremmo visto il Monte Bianco
in tutto il suo splendore. La salita da La Thuile a Col de Chavannes era lunga ma
graduale, e abbiamo addirittura visto un gruppo di vacche coi loro pastori scendere
verso valle dopo aver passato l’estate in alpeggio.
L’arrivo al passo è stato un altro di quei momenti dove ti devi fermare e semplicemente
ammirare quello che hai davanti, in silenzio. Ci siamo fermate per almeno un’ora, cartina
alla mano, cercando di identificare ogni singolo ghiacciaio e ogni singola cima del
versante sud del Monte Bianco. Eravamo anche vicinissime al confine con la Francia!
Poi siamo scese in Val Veny fino al Rifugio Elisabetta Soldini, dove il nostro sentiero si è
collegato al più famoso Tour del Monte Bianco. Abbiamo passato una piacevole serata in
compagnia di escursionisti tedeschi e olandesi, ci siamo raccontati le nostre esperienze e
siamo andate a dormire piene di quella trepidazione che precede ogni momento
importante nella vita: domani sarebbe stato l’ultimo giorno.

Vista incredibile sul Monte Bianco e la Val Veny

Giorno 11 – dal Rifugio Elisabetta Soldini a Courmayeur
L’ultimo giorno e sfortunatamente il più brutto, paesaggisticamente parlando. La discesa
a Courmayeur era lunga e parecchio ripida, e attraversava le piste da sci proprio sopra il
paese. Non sono una fan dei comprensori sciistici, e vedere la montagna ridotta in questo
modo mi rende sempre molto triste.
Ad ogni modo, eravamo arrivate a Courmayeur. Abbiamo celebrato con un gelato e
dolci locali, e per la prima volta in dieci giorni abbiamo messo dei vestiti puliti!
Era arrivato il momento per un po’ di meritato relax, per rielaborare quanto avevamo
vissuto e per goderci il momento. Eravamo stanche, ma sapevamo che saremmo state
pronte per ricominciare a camminare la mattina seguente. La fine di un sentiero è
semplicemente l’inizio di un altro.
Quest’esperienza mi ha lasciato il desiderio di fare più trekking come questo, e sto già
pensando a cosa potrei fare l’anno prossimo. Erano anni che non andavo in Valle
d’Aosta, e mi ha sorpreso scoprire quanto è selvaggia rispetto ad altre zone delle Alpi. Chi
lo sa, magari ci tornerò per concludere il cerchio lungo l’Alta Via 1. To be continued?..

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