Un record che non è solo un numero

Ci sono imprese che finiscono con un tempo segnato sul cronometro. E poi ci sono imprese che iniziano davvero quando quel tempo viene battuto.

Nel 2021 Hillary Gerardi e Valentine Fabre avevano scritto una pagina importante dell’alpinismo al femminile completando la traversata con gli sci tra Chamonix e Zermatt lungo la leggendaria Haute Route. Oltre 100 chilometri in ambiente glaciale, più di 8.000 metri di dislivello positivo, 26 ore e 21 minuti di movimento continuo tra notte, creste, ghiacciai e fatica estrema.

Un record femminile. Ma soprattutto un messaggio.

Lo scorso anno il loro tempo è stato superato da una cordata di svizzere. E oggi, invece di archiviare quell’esperienza come qualcosa di concluso, Hillary e Valentine hanno deciso di tornare. A marzo riproveranno a stabilire il record dell’attraversata.

La Haute Route: una linea simbolica tra Francia e Svizzera

La Haute Route non è solo una traversata alpina. È uno degli itinerari più iconici delle Alpi, un percorso che attraversa ghiacciai, valichi e ambienti di alta montagna dove la gestione del rischio è costante.

Affrontarla in stile veloce, in un’unica spinta, significa unire resistenza, tecnica, lettura del terreno, gestione dell’energia e capacità decisionale. Non si tratta semplicemente di andare forte. Si tratta di restare lucide quando la stanchezza aumenta, quando la notte si allunga, quando ogni scelta pesa.

Nel 2021 il loro tempo aveva rappresentato un passaggio simbolico. Due donne in cordata, su una linea storicamente frequentata e raccontata soprattutto al maschile. Quel risultato non era solo un numero. Era rappresentazione.

Chi sono Hillary Gerardi e Valentine Fabre

Hillary Gerardi arriva dallo skyrunning di altissimo livello. Vincitrice di gare tecniche come il Trofeo Kima e la Tromsø Skyrace, detentrice del record femminile di salita e discesa del Monte Bianco da Chamonix in 7 ore e 25 minuti, ha costruito la sua carriera sul confine tra corsa in alta quota e alpinismo veloce.

Valentine Fabre è campionessa di sci alpinismo e alpinista di grande esperienza. La Haute Route per lei non è solo un itinerario tecnico, ma un percorso legato profondamente alla sua storia personale e alla memoria del marito Laurent, guida alpina, che su quella linea aveva stabilito un tempo straordinario prima di perdere la vita in montagna.

Insieme formano una cordata che unisce performance e profondità.

Quando un record viene superato

Nel mondo della montagna i record non sono eterni. Sono tappe. Sono fotografie di un momento.

Quando il loro tempo è stato superato, non si è chiusa una storia. Si è aperta una nuova fase. Tornare significa accettare la possibilità di non riuscire. Significa esporsi di nuovo, allenarsi, pianificare, preparare materiali, alimentazione e strategia. Significa rimettere in gioco il proprio nome e la propria energia.

Ma significa anche affermare un principio: le donne non occupano spazi solo quando vincono. Li occupano quando persistono.

Un nuovo tentativo che va oltre il cronometro

Il nuovo tentativo previsto per marzo non è soltanto una questione di minuti da recuperare. È osare fare qualcosa che per anni è stato considerato solo alla portata degli uomini. È farlo insieme. È farlo senza costruire un’immagine di invincibilità.

Nel racconto della loro prima traversata avevamo visto crampi, lacrime, momenti di crisi, silenzi, sostegno reciproco. Era emersa con chiarezza un’idea diversa di forza: non l’assenza di fragilità, ma la capacità di attraversarla.

Questo è empowerment reale. Non l’eroismo solitario, ma la potenza della cordata.

Rappresentazione e immaginario

Il punto non è solo se il record cadrà di nuovo. Il punto è che qualcuno, guardando, penserà: potrei provarci anch’io.

La rappresentazione funziona così. Quando una donna vede un’altra donna entrare in uno spazio che sembrava esclusivo, si crea uno spostamento nell’immaginario collettivo. La Haute Route non è più soltanto una linea tecnica sulle Alpi. Diventa un luogo simbolico.

Marzo: una nuova partenza

A marzo Hillary Gerardi e Valentine Fabre torneranno sui ghiacciai tra Chamonix e Zermatt. Le condizioni saranno diverse, la neve diversa, il meteo diverso. Il tempo finale è incerto. La montagna, come sempre, non garantisce nulla.

Ma il gesto è già significativo.

Perché tornare significa scegliere di non fermarsi alla prima versione della propria storia. Significa dimostrare che il limite non è un punto fisso, ma una linea che si può spostare.

Per noi di Donne di Montagna questo non è solo sport. È cultura alpina che evolve. È un passo in più dentro uno spazio che continua ad allargarsi.

crediti Ben Tibbetts

(Foto credits Ben Tibbetts)