C’è una parola in dialetto trentino che racchiude un mondo intero: fémene. Significa “donne”, ma nella bocca di molti uomini è sempre stata pronunciata con un tono sprezzante, quasi a voler rimettere al proprio posto chi osava uscire dai confini assegnati. La regista Elena Goatelli ha preso quella parola e l’ha trasformata nel titolo di un documentario che è, a tutti gli effetti, un atto di riappropriazione.
Presentato al 74° Trento Film Festival nella sezione Orizzonti Vicini, “Fémene” (Italia, 2026, 61 minuti) è una produzione Slow Cinema realizzata con la Fondazione Museo storico del Trentino. Il film nasce da un’idea tanto semplice quanto potente: far incontrare due generazioni di donne tra le montagne del Trentino, a cinquant’anni dalle prime lotte femministe in Italia, per raccontarsi, confrontarsi e riconoscersi.
Una timeline che lascia senza fiato
Una delle sequenze più efficaci del documentario è la cronologia dei diritti delle donne in Italia, scandita su immagini di boschi, cime e prati trentini. Ogni conquista appare sullo schermo come un cartello su un sentiero di montagna — a ricordarci quanta strada è stata percorsa, e quanta ne resta.
Eccola, quella strada:
- 1946 — Le donne italiane votano per la prima volta. Un gesto oggi scontato, allora rivoluzionario.
- 1956 — Viene abolito lo *ius corrigendi*: fino a quell’anno, un uomo aveva il diritto legale di “educare e correggere” la moglie e i figli, anche con l’uso della forza. Avete letto bene: fino al 1956.
- 1963 — Le donne possono finalmente accedere a tutte le cariche professionali e agli impieghi pubblici. Sette anni prima che un uomo mettesse piede sulla Luna, le italiane ottenevano il permesso di lavorare ovunque.
- 1970 — Viene introdotta la legge sul divorzio, poi confermata con il referendum del 1974 nonostante una fortissima opposizione.
- 1975 — La riforma del diritto di famiglia riconosce la completa parità tra donna e uomo all’interno della famiglia. Non nel Medioevo: nel 1975.
- 1978 — Viene approvata la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, confermata con il referendum del 1981.
- 1981 — Vengono finalmente cancellati dal codice penale il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. Quarant’anni fa, non quattrocento.
- 1996 — La violenza sessuale è riconosciuta come reato contro la persona e non più contro la “moralità pubblica”. Fino ad allora, violentare una donna era considerato un’offesa al decoro sociale, non alla donna stessa.
- 2006 — Viene approvato il primo codice delle pari opportunità tra uomo e donna.
Guardare queste date scorrere sullo schermo, incorniciate dai paesaggi delle nostre montagne, è un’esperienza che toglie il respiro. Non per la bellezza delle immagini — che è straordinaria — ma per la consapevolezza brutale di quanto sia recente tutto questo.
Il filo rosso tra generazioni
Il cuore di “Fémene” è il dialogo tra le donne che hanno vissuto quelle battaglie sulla propria pelle e le ragazze che oggi ne raccolgono l’eredità. La donna più anziana coinvolta nel progetto è nata nel 1948, la più giovane nel 1966. Ciò che le accomuna, racconta la regista, è una sensazione condivisa di invisibilità che si acuisce con l’età, come se il contributo femminile avesse una data di scadenza.
Elena Goatelli, nata a Bolzano e formatasi a Ca’ Foscari, lavora nel cinema documentario da oltre vent’anni. Il progetto “Fémene” è nato dal suo desiderio di recuperare la memoria delle donne più grandi, di ascoltare i racconti della loro giovinezza e delle difficoltà incontrate sulla strada dell’emancipazione in un contesto di montagna — dove le barriere culturali sono state storicamente ancora più rigide.
Perché questo documentario parla anche a noi
Noi di Donne di Montagna abbiamo visto questo documentario al Trento Film Festival e ci ha colpite profondamente, perché racconta con la forza delle immagini e delle voci ciò che viviamo e osserviamo ogni giorno.
Le barriere che le donne italiane hanno dovuto abbattere per votare, lavorare, divorziare, decidere del proprio corpo sono le stesse barriere — fisiche, psicologiche e culturali — che ancora oggi tengono molte donne lontane dalla montagna. Il nostro sondaggio “La montagna al femminile”, condotto su quasi 500 donne, lo conferma: il 27,5% non esce in montagna perché non ha nessuno con cui andare. Una su tre ha avuto esperienze negative in gruppi misti. Quasi la metà ha pensato di pagare per un’esperienza organizzata ma non l’ha mai fatto.
Non è un caso che “Fémene” sia ambientato tra le montagne del Trentino. La montagna è sempre stata uno spazio dove le dinamiche di genere si amplificano: chi sale, chi resta, chi decide il passo, chi porta lo zaino più pesante. Per decenni, le donne in montagna sono state “le mogli di”, “le figlie di”, raramente protagoniste della propria avventura.
Dalla memoria all’azione
“Fémene” ci ricorda che ogni diritto che oggi diamo per scontato è stato conquistato. E che la conquista non è mai definitiva.
La nostra missione con Donne di Montagna è esattamente questa: trasformare la consapevolezza in azione. Creare spazi dove le donne possano vivere la montagna senza dover chiedere il permesso, senza doversi adattare a ritmi e modalità pensati da altri, senza sentirsi fuori posto.
Perché le “fémene” — quelle che qualcuno ha cercato di sminuire con una parola — sono sempre state la forza silenziosa delle nostre valli. È ora che il mondo le veda. E che loro stesse si vedano.
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Fémene di Elena Goatelli | Italia, 2026 | 61 minuti
Produzione: Slow Cinema con Fondazione Museo storico del Trentino
Presentato al 74° Trento Film Festival, sezione Orizzonti Vicini