UN CAMBIO DI PROSPETTIVA    

Ho iniziato ad arrampicare all’età di undici anni in una squadra di Arco, per otto anni tutto quello che vedevo e su cui mi concentravo erano le gare. Il continuo confronto con le altre bambine mi ha sempre provocato un forte stress e per questo, anche se ho avuto belle esperienze e conosciuto tante persone, ero parecchio sollevata quando con la fine delle superiori sono terminate anche le competizioni.

L’università, su tutti i fronti, a mio parere, porta un profondo cambiamento nel modo di vedere il mondo. Al primo anno ero parecchio smarrita ma una delle poche cose certe che sapevo era che non avevo la minima intenzione di smettere di arrampicare e così ho continuato ad allenarmi nella palestra di Trento. Questa palestra é stata la mia più grande fortuna: dopo poco che la frequentavo ho iniziato a conoscere quelle persone che ora ritengo essere tra i miei migliori amici. Con il loro aiuto e le loro esperienze (per non parlare della pazienza, io li farei santi subito!) ho imparato ad apprezzare l’arrampicata con la corda, cosa che facevo molto poco rispetto al boulder (arrampicata libera da corde ed imbraghi, in cui si cade su materassi) soprattutto per la mia enorme paura di volare.

Questa è stata la svolta nel mio modo di vedere il mondo dell’arrampicata: ho iniziato piano piano a cercare di combattere le mie paure, ora volare non mi dispiace poi così tanto, ma soprattutto ho imparato a conoscere me stessa. Con questi amici ho iniziato a fare vie in montagna iniziando ad imparare le manovre ed a muovermi in questi nuovi ambienti. Sono sempre stata amante delle montagne, fin da piccola camminavo molto con i miei genitori, ma vedere il panorama dalla cima di una parete, soddisfatta di essere riuscita ad arrivare fino in cima è tutt’altra cosa, guardare una montagna e poter dire: “Io ci sono stata, l’ho scalata!”. E’ una sensazione talmente meravigliosa che avrà sempre il fascino della prima volta.

Per me era tutto così nuovo e terrificante, non pensavo sarei mai stata capace di condurre una salita da prima neanche sui tratti meno impegnativi, invece adesso a distanza di due anni se guardo indietro riesco a vedere i miglioramenti che ho fatto e la fiducia che ho acquisito e ne sono estremamente felice. Ho ancora moltissimo da imparare e da migliorare ma c’è sicuramente tempo. La cosa più importante per me è stato scoprire che il mondo che conoscevo non era nulla in confronto a quello che in realtà è l’arrampicata: condivisione, amicizia, passione, sofferenza ma gioia allo stesso tempo, dove l’unico confronto è con se stessi.

 

La montagna ti insegna a non sottovalutare nessuna situazione e avere rispetto, ma allo stesso tempo ti regala delle emozioni e delle esperienze uniche, ti insegna ad aiutarsi a vicenda e ad apprezzare le cose che molto spesso riteniamo banali.

Arrampicare con ragazzi forti, e con molta più esperienza di me, è stato un grande privilegio perché ti spronano sempre a dare il massimo per superare i limiti. A loro, che sono i miei più cari amici, non dirò mai grazie abbastanza per le cose che mi hanno insegnato, per avermi supportata (e sopportata) e avermi fatto imparare a credere in me stessa e nella mia forza, senza di loro non sarei chi sono ora.

Mi hanno fatto amare e conoscere la montagna ad un livello tale che ormai non é più uno sport, ma un modo di vivere la vita

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