“Se Vuoi Puoi”: Alessia e la montagna oltre i limiti

Se vuoi puoi”: questo il motto di Alessia Refolo, sportiva, amante della montagna, della natura e della vita. 
Alessia in questa piacevole chiacchierata ci racconta di come non abbia mai permesso alla perdita della vista, avvenuta in età infantile, di limitarla e del suo impegno nell’affrontare tutte le occasioni che la vita le propone. 

Alessia, siamo curiose di sapere come ti sei avvicinata all’arrampicata

Sono sempre stata amante della montagna e della natura. Nella primavera del 2013 ho provato l’arrampicata all’aperto durante un meeting di arrampicatori a Sondrio dove ho avuto la fortuna di conoscere la campionessa Silvia Parente. L’arrampicata su roccia mi ha subito dato splendide emozioni poiché il tatto è parte fondamentale di questa disciplina, ancora di più per noi non vedenti. La materialità della roccia tra le dita, il vento, il rumore dei fiumi in lontananza e i consigli degli istruttori che arrivavano da sempre più da lontano: ero sola con la natura e dovevo cavarmela. Tutto questo mi ha appassionata molto e ho capito di dovercela fare da sola con l’aiuto del tatto per trovare gli appigli giusti per le mani e gli appoggi sicuri per i piedi. Il contesto natura mi ha appassionata molto.

Tu e l’arrampicata: un incontro nato per caso che ti ha portata poi al titolo mondiale. 

Mi è stato proposto fin da subito di entrare nel mondo Paralimpico, mi parlavano di campionati e gare, anche grossi, a livello mondiale e ho accettato al volo la sfida. Prima di quell’esperienza a Sondrio non avevo nemmeno fatto arrampicata in palestra per cui partivo proprio da zero. Settembre 2013 ho iniziato seriamente gli allenamenti in palestra dove mi sono subito accorta della fatica dell’appigglio alla roccia artificiale di plastica, a cui si aggiungevano i dolori ai piedi, i lividi su braccia e gambe, le vesciche sulle mani: mi sono interfacciata con il mondo reale dell’arrampicata e li mi sono chiesta se io fossi pronta davvero. La risposta, nonostante tutto, è stata un forte e deciso “sì”. È iniziato un vortice di allenamenti tra Ivrea e Torino, 4 volte a settimane. Ho partecipato a gare tra il 2014 e il 2015. Nel settembre 2014 ho vinto il campionato mondiale paralimpico indoor in Spagna, disputando la mia gara più importante. Nel 2015 ho continuato a scalare in palestra ma sentivo che mi mancava il contatto con la natura.
Per cui ho terminato le gare nel 2015 e mi sono data un altro obiettivo: scalare una parete di roccia di 300. Paretone di Machaby in Valle d’Aosta: ci ho messo 5 ore, senza disputare gare, ma è stata la vittoria, la soddisfazione personale più bella.
Nel 2020 ho raggiunto altri due obiettivi: a Capo Noli ho affrontato la mia prima scalata a picco sul mare e nella Valle dell’Orco la prima scalata su ghiaccio.
Al di là delle gare ci tenevo a portarmi a casa imprese più alpinistiche, sperimentando ambienti e sensazioni diverse. Nell’arrampicata su ghiaccio mancava l’aspetto tattile perché avevo piccozza e ramponi che mi separavano dal ghiaccio, non toccavo quindi con mano e ho provato delle sensazioni totalmente diverse.

Cosa significa per te avere incontrato l’arrampicata? 

Sicuramente arrampicare mi ha permesso di sviluppare la mia capacità di adattamento. Non vedendo i comfort della vita mi sono sempre piaciuti, mi hanno sempre aiutata. Con l’arrampicata ho dovuto superare molti dei miei limiti e mi sono ammorbidita molto di conseguenza, cosa che mi aiuta nella vita in generale.

Ci racconti il tuo rapporto con la montagna, al di la dell’arrampicata come ami viverla? 

Fin da piccola i miei genitori mi hanno dato la possibilità stare a contatto con la natura, di praticare trekking, camminando per delle ore. Amo il contatto con la natura. 

Anche nell’arrampicata c’è la parte iniziale di avvicinamento alla parete di roccia, che può variare come lunghezza e durata, e mi dà la possibilità di praticare trekking e di arricchire così l’esperienza della salita della parete. 

Sappiamo che hai partecipato anche a delle esperienze di trekking inclusivo, aperte a persone con disabilità visiva in Appennino. 

Quando mi è stato proposto di partecipare ai trekking inclusivi ho subito detto sì. Amo le novità, le proposte che mi portano a vivere esperienze nuove e la vita in modo intenso, a conoscere nuove persone e ascoltare nuove storie e nuove realtà. Forse l’avrete capito, sono una persona molto curiosa. Dei trekking in particolare apprezzo molto la possibilità di dialogare con persone diverse durante le lunghe ore di cammino. Gli accompagnatori vedenti che affiancano noi non vedenti ruotano durante il giorno e quindi abbiamo la possibilità di conoscere tante storie in un breve lasso di tempo. Per me è molto importante anche la possibilità di  confronto con persone che hanno la mia stessa disabilità.

Quanto è stata importante la tua famiglia in questo tuo percorso? 

La famiglia è sicuramente il punto di partenza per l’apertura verso le novità e le prove. Sempre in sicurezza, poiché i miei genitori hanno sempre controllato e scelto con cura le attività. Tutto parte da lì, è una forte spinta che mi ha dato e mi dà senso di libertà. Poi sta ad ognuno di noi scegliere come proseguire il cammino, se continuare lungo questa direzione o meno.

Il nostro atteggiamento di apertura è fondamentale per poter vivere nuove esperienze. “Se vuoi puoi” è il mio motto da sempre. 

“Se vuoi puoi” è anche il titolo del tuo libro.

La scrittura mi ha permesso di guardarmi dentro e di esplorare lati di me che non conoscevo. Nel libro racconto la mia storia, fatti che ho realmente vissuto, e per farlo ho dovuto scavare dentro di me. Sembra un percorso semplice ma nel momento in cui ho dovuto tirare fuori le emozioni, soprattutto quelle negative, ho dovuto affrontare un lavoro su me stessa molto duro per cercare di tirare fuori tutto ciò che avevo dentro. Ho raccontato della mia vita, ho parlato di sport e disabilità in modo fresco e positivo. 

Cosa consigli alle persone che vivono la tua stessa disabilità? Alle famiglie che hanno bambini che affrontano questa problematica? E in generale a tutti coloro che si trovano di fronte a dei limiti e vogliono superarli?

Il mio primo consiglio è: dire sì. Un sì dà l’opportunità di provare tante esperienze, di cogliere diverse occasioni, sempre accertandosi di farlo in sicurezza. Nuove esperienze ci permettono di arricchire il nostro bagaglio personale. Le opportunità sono davvero tante, il segreto è lavorare sull’atteggiamento di apertura per superare i propri limiti.

In Italia siamo ben preparati per fare vivere esperienze e attività anche a persone con disabilità?

Sì, in Italia siamo ben attrezzati, ci sono tante strutture, associazioni e gruppi che creano opportunità per attività per disabilità.
Ora abbiamo la fortuna di avere internet che ci può aiutare tantissimo. A volte le occasioni ci arrivano all’orecchio anche un po’ per caso, altre volte dobbiamo andare noi a cercarle. In ogni caso ricordiamoci sempre che “se vogliamo, possiamo”. 

E infine vi lasciamo i link dove potete conoscere meglio e seguire l’attività di Alessia.
Sito web: www.alessiarefolo.com
A questo link trovi il libro “Se Vuoi Puoi”

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