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CLIMB FOR EQUALITY

by Marzia Bortolameotti

L’Everest è la vetta più alta del mondo (8848 metri), e scalarla è così difficile che solo 1.000 persone circa ogni anno tentano la vetta. Affrontare questa scalata, richiede un livello di preparazione fisica altissimo, ottenuto solo dopo anni di allenamenti e tempo trascorso su terreni tecnici in montagna. Affrontare l’Everest richiede anche una grande somma di denaro per la formazione, le guide, le attrezzature e molto altro.

Caroline Gleich, sciatrice, alpinista e attivista americana, ha spesso dubitato che l’Everest fosse alla sua portata. Ma si è anche preparata per “tutta la mia vita”. Ha sponsor e moltissimi followers su Instagram .  Caroline è spesso sulle copertine di riviste come Powder, Backcountry o Ski Magazines, Caroline vuole “sfruttare la sua popolarità” di atleta per difendere i diritti civili e il cambiamento climatico.

La sua ultima sfida si chiama Climb For Equality: un confronto stimolante sulla disuguaglianza di genere, in montagna e nella società.

Preparazione del materiale prima di partire per l’Everest con il marito

Di 1.000 persone che ogni anno tentano di scalare l’Everest, solo l’11% è donna. La missione di Caroline non è solo quella di aumentare questa percentuale, raggiungendo la vetta, ma utilizzare le sue piattaforme (sito e social) per promuovere un confronto stimolante sulla disuguaglianza di genere, con l’obiettivo di portare più donne in cima alle montagne e nelle posizioni di vertice nelle aziende.

Da quando ha annunciato la sua intenzione di scalare e sciare il North Col, Caroline ha ricevuto diverse reazioni violente da haters sui social, che hanno messo in discussione la sua preparazione ed esperienza in montagna, cosa che, sfortunatamente è già successa in passato.

Anche se i tentativi di avere conversazioni civili con gli haters sono estenuanti, questo è uno dei punti centrali della sua campagna #ClimbForEquality, ovvero creare spazi per confronti così difficili.

Oltre alla mancanza di rappresentanza femminile sulla montagna più alta del mondo (il cui nome tibetano è Chomolungma o “Dea Madre del mondo”), le donne sono poco rappresentate in molti altri ambiti della società. “In America, solo il 5% è CEO di una azienda”, afferma Caroline.

“Le donne che raggiungono montagne come l’Everest, sono ancora poche per svariati motivi –  racconta Caroline – “Ad esempio, non esistono scarponi da alpinismo per affrontare un 8000, che siano di un numero inferiore al 39”.

Caroline Gleich al campo base dell’Everest

Caroline non vuole raccontare solo una storia, ma combattere i pregiudizi. Dopo aver pagato il deposito per l’Everest, una somma altissima, si è strappata il legamento crociato anteriore, durante una brutta caduta con gli sci. Qui il video. Ma dopo le prima visite, è arrivata la notizia che avrebbe potuto ugualmente scalare l’Everest e così si è fatta coraggio e ha continuato con la riabilitazione e la sua battaglia.

Questa sfida inaspettata ricorda quello che tante donne devono affrontare quando cercano di arrivare in cima. Dovrà lavorare ancora più duramente con un legamento crociato anteriore strappato, per raggiungere la vetta di un campo dominato da uomini.

Puoi seguire gli aggiornamenti sulla campagna “Climb For Equality” di Caroline e il suo viaggio fino alla cima del Monte Everest, basta iscriversi alla sua newsletter o seguirla su Instagram .

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