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Women’s Climbing Day

by Marzia Bortolameotti

Sono state ben 50 le ragazze che hanno partecipato oggi al primo Women’s Climbing Day, una giornata di arrampicata al femminile con le donne Guide Alpine. E sono arrivate fin dalla Sardegna per partecipare a questo evento organizzato e promosso da Anna Torretta e Marzia Bortolameotti, attraverso la community Donne di Montagna.

Il Women’s Climbing Day si è inserito nell’ambito del primo Meeting delle donne Guide Alpine, una due giorni supportata da Montura, dal Garda Trentino e da Grivel.  Il meeting aveva l’obiettivo di aprire una discussione sulla parità di genere nelle professioni di montagna ad alto rischio.

Una esigenza nata per approfondire le motivazioni per cui le donne guide alpine sono così poche in Italia: solo 16 (più 5 aspiranti) su 1.129 uomini. E per fare rete tra donne appassionate di montagna che magari sognano di diventare guide alpine.

Il Meeting è iniziato sabato mattina, quando 7 donne guide alpine si sono incontrate per iniziare un ragionamento su questa professione al femminile, tra queste: Anna Torretta – organizzatrice evento (Courmayeur – Valle D’Aosta), Anna Monari (Alagna Valsesia – Piemonte), Ivana De Zanna (Cortina – Veneto), Giulia Venturelli (Brescia – Lombardia), Marika Favé (Val di Fassa – Trentino), Monica Malgarotto (Veneto), Elisabetta Caserini (Liguria).

Le donne guide alpine

Nel pomeriggio, alle 16.30, presso il Cantiere 26 a Arco, si è svolta la tavola rotonda 0,1 Differenze di genere nelle professioni ad alto rischio, vantaggi e opportunità.  Una “cordata” contro il pregiudizio, in un ambiente prettamente maschile, quello delle guide alpine che prevede una selezione davvero dura.

LA TAVOLA ROTONDA

Una selezione fisica, con prova di arrampicata su ghiaccio e su roccia e di scialpinismo. Quando si è diventate aspiranti ci vogliono ancora due anni di lavoro per potere accedere all’ultimo esame per diventare guida alpina.

0,1 Differenze di genere nelle professioni ad alto rischio, vantaggi e opportunità

La prima a prendere la parola e ha spiegare le ragioni di questo primo Meeting è stata Anna Torretta, Guida Alpina di Courmayeur, prima e unica donna della Società Guide – la più vecchia Società delle Guide in Italia, formatrice lavori su fune, guida di canyoning. Anna è stata campionessa italiana di arrampicata su ghiaccio, vice campionessa del mondo di questa specialità.

“Non siamo dei piccoli uomini con poca forza che fanno il mestiere delle Guide Alpine, ma siamo una forza in crescita che va sottolineata per le sue differenze qualitative. Di conseguenza credo che debba esserci una presenza femminile più alta nel nostro mestiere, perché la professione possa crescere al meglio dalla città alle montagne.  – ha spiegato Anna Torretta – Vorrei parlare anche di diverso approccio alla professione, di diversi metodi di insegnamento e di relazione con i clienti. Vorrei anche parlare al femminile di professione usurante e di maternità”.

“Quando penso alla figura della guida alpina vedo un professionista preparato e qualificato, non importa sia esso uomo o donna. Vedo una persona con l’esperienza e la passione necessarie per accompagnare consapevolmente persone in montagna, a 360 gradi” aggiunge Elisabetta Caserini.

Anna ha letto la lettera inviata da Renata Rossi, prima donna guida alpina in Italia nel 1985.

Ad ascoltare gli interventi anche il Presidente Nazionale delle Guide, Pietro Giglio che ha spiegato che la legge sulle Guide alpine è ferma al 1989. A portare la sua testimonianza anche Giulia Venturelli, classe 1990, la più giovane guida alpina in Italia. La giovane guida di Brescia sogna di diventare guida dall’età di 13 anni.

Altra guida alpina, ma qui in veste di maestra di sci è Marika Favè.  Marika è maestra di sci in val di Fassa da 22 anni, dal 1999 allenatrice di sci e guida alpina dal 2006. Marika ha spiegato come le maestre di sci, 50 anni prima delle guide alpine, hanno affrontato le stesse “difficoltà”.

Un’altra importante testimonianza è stata quella di Antonella Bellutti, biolimpionica nel ciclismo su pista e titolare Locanda “Le Itinerande” ad Andogno a Dorsino, con la compagna Viviana Maffei. Grande il suo impegno nel diffondere le pari opportunità nello sport ed è testimonial anche di Assist, l’Associazione nazionale atlete.

Altra realtà che lavora in quota, è l’Associazione degli Accompagnatori di Media montagna, qui rappresentata da Marta Bonomi, vice presidente, che ha raccontato la nascita e la storia di questa associazione che può contare una rappresentante nel direttivo del collegio delle Guide alpine.

Elena Guella, vice presidente della Sat, illustrato i dati dell’ultimo rapporto “Donne in SAT” sulla partecipazione delle donne nella Società degli Alpinisti Tridentini, sottolineando la differenza di gestione dopo l’elezione di Anna facchini come presidente della Sat: “Dovremmo puntare di più sulle nostre peculiarità, la nostra femminilità e riuscire a fare le stesse cose che fanno gli uomini ma impostando nuovi modi”.

Le conclusioni sono state tirate da Barbara Poggio, Prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento che ci ha aiutato nel trovare qualche proposta di strategia per superare gli attuali squilibri.

WOMEN’S CLIMBING DAY

Dopo un aperitivo in compagnia e una cena “Alla Lega” ad Arco, ci siamo date appuntamento al giorno seguente.

Photo: Michela Gasperini

Ben in 50 ragazze hanno partecipato al primo Women’s Climbing Day, scalando assieme alla falesia Policromuro, di Massone ad Arco. Sono arrivate perfino dalla Sardegna per fare rete, conoscere altre ragazze e scambiarsi pensieri e riflessioni.

Ragazze venute dalla Sardegna

Le donne guide alpine hanno raccontato il loro percorso per accedere alla professione e messo a disposizione la loro esperienza. Hanno poi spiegato le manovre di sicurezza in parete e fatto accenni sulla tecnica di arrampicata.

Photo: Camilla Pizzini

Era la prima volta che così tante donne si riunivano per scalare assieme e passare una giornata serena, in compagnia. Tante storie e passioni, scambio di idee e punti di vista che si sono intrecciati tra corde, rinvii e moschettoni, nella falesia di Arco.

Photo: Camilla Pizzini

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