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Un viaggio sulle Barricate

by Stefania Lovera

Arrampicata su roccia nella Valle Stura di Demonte

Spesso per scalare ci mettiamo in viaggio, ci spostiamo, chi vive lontano dalle montagne non può fare altrimenti; ci sono poi i sogni che ci spingono ad allontanarci, a migrare, a vagabondare. Oggi vi voglio raccontare una storia in cui la passione per la scalata trova modo di esprimersi per la prima volta proprio nella valle in cui vivo, dopo svariate vie nelle vallate adiacenti, ma mai in questa.

Da undici anni vivo in una piccola borgata nella bassa Valle Stura di cui, nel tempo, sono rimasta l’unica residente. La mia valle non è certamente rinomata per la scalata su roccia, ma vi sono numerose falesie e anche pareti in cui si sviluppano vie di più tiri; tuttavia spesso per la qualità della roccia, per la distanza dal fondovalle o per la tipologia di attrezzatura, queste ultime non sono prese in considerazione, ancor meno dai giovani. In anni recenti sono state chiodate sia piccole falesie che vie lunghe di bassa difficoltà che possono rappresentare un’ottima scuola per chi fosse alle prime armi, ma la Valle Stura nasconde anche degli itinerari di nicchia, da amatori, con difficoltà medio-alte. Certo è che non siamo in una Valle Orco o in una Val di Mello, ma ci sono cose interessanti, sicuramente un po’ particolari. Non credo che dopo aver letto questo articolo qualcuno di voi verrà da lontano a scalare in Valle Stura, ma il messaggio che voglio far passare è la possibilità di esplorare ciascuno la propria “montagna dietro casa”, scoprendone e ripercorrendone la storia, rivalorizzando degli itinerari, ma anche magari trovandovi spazi per creare e pagine bianche da scrivere. In un mondo in forte cambiamento credo che le nostre vallate, trascurate in favore di mete con caratteristiche più attrattive, possano ancora riservare molte interessanti sorprese. Ciò non significa che non dobbiamo più esplorare posti diversi e nuovi – io credo che ciò sia la chiave della crescita personale di uno scalatore – ma raggiungere un equilibrio tra il qui e l’altrove, trovando il modo per cui anche il qui continui a stupirci e ad alimentare nuovi sogni, esperimenti ed esperienze.

Recentemente ho avuto il privilegio di scalare finalmente nella mia valle, su quella che è la sua parete più grande e caratteristica: le Barricate. Si tratta di un imponente contrafforte di roccia calcarea che forma col versante opposto una stretta gola in cui scorre il torrente Stura, a monte dell’abitato di Pontebernardo. Le vie di roccia sono numerose e sono lunghe tra i 500 e i 950 metri, tant’è che sia per sviluppo che per caratteristiche della roccia si può osare un paragone con una parete dolomitica. Seppure di rara formazione, anche considerata l’esposizione ad est e a sud della parete, vi sono anche delle vie di ghiaccio, di cui la più famosa è la Gran Cascata delle Barricate (G.Ghigo, G.C. Grassi, 29 gennaio 1984, 500m, ED-), che per moltissimo tempo è stata la cascata più lunga d’Italia. Ultima arrivata la effimera via estrema di ghiaccio e misto aperta nel 2010, Lost d’Oc (C.Ravaschietto, L.Guastavino, L.Bianco, 200m, IV/6/A1/M5), fino ad oggi mai ripetuta.

La via che abbiamo deciso di percorrere si chiama Reve d’Oc, aperta nel 1989 da Guido Ghigo, Massimo Piras e Paolo Cavallo (450m, ED, 6c+, 6b+/A0 max, 6a+ obbl.). Tra il 2004 e il 2008 la via viene richiodata, affiancando gli spit alle vecchie piastrine artigianali e riattrezzando le soste, ma non bisogna farsi ingannare dall’idea che la via abbia carattere prettamente sportivo o addirittura plaisir: se la chiodatura si avvicina nei tratti tecnicamente più impegnativi, è invece distanziata altrove e questo, unitamente al fatto che non è facile integrare, mantiene un certo ingaggio che richiede sicurezza nella progressione; da considerare anche la qualità della roccia, che richiede attenzione. E’ una via di montagna e d’ambiente. Il percorso si insinua in un settore particolarmente repulsivo della parete, caratterizzato da una successione di tetti che la via affronta con astuzia, muovendosi così tra numerosi passaggi in strapiombo, traversi, placche di roccia compatta e molto aderente, quasi che verso la fine pare di essere altrove, e l’esposizione è davvero notevole. Terminati i 16 tiri della via è possibile proseguire per ulteriori 250 metri non attrezzati (II-III) per raggiungere la cima, alternativamente ci si cala in corda doppia, spesso nel vuoto.

Dopo tanti anni di frequentazione e residenza in valle, smettere di guardare le Barricate dal basso è stata per me una bella emozione, e la vista di lassù è davvero spettacolare e insolita. Nonostante questa parete non incarni esattamente i canoni più apprezzati dagli arrampicatori contemporanei, essa mi riserva degli spunti per cui desiderare di tornarci ancora e, al tempo stesso, aumenta il desiderio di trovare altre scalate remunerative in questa vallata, dove basta un attimo per immergersi in un ambiente solitario e selvaggio. Non c’è niente di più bello del riuscire a vedere ogni giorno nuovi stimoli, non importa se le pareti e le vie non sono famose, ma ciò che sanno darci e insegnarci, questo sì, importa.

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