Marmolada: dal sogno alla realtà!

Vorrei cominciare a raccontare questa storia dal principio perchè è un sogno che dura da più di un anno ed ogni singolo giorno ha avuto un ruolo fondamentale.
Nel 2019 ho avuto il piacere di salire in Trentino come ogni anno durante il mese di Agosto. La forma fisica c’era e le gite in Val d’Aosta e Piemonte con il CAI erano state un ottimo allenamento per arrivare a maturare lo stato fisico e mentale per fare bene. Insomma, era arrivato il momento di provare a superare il confine della comfort zone e provare ad esprimersi in qualcosa di più complicato.

Così, nel giro di una settimana, sono passata da non aver mai fatto una ferrata a farne due: entrambe di carattere storico e culturale, avevano un non so che di speciale per la somiglianza tra loro nel poter camminare in mezzo alle trincee italo-austriache. La seconda esperienza poi ha avuto un sapore ancora più speciale perché, oltre ad essere di grado medio-difficile, era anche di fronte ad uno scenario incredibile cioè di fronte alla Marmolada.

Così, tra trincee e ponti tibetani, è cominciato a maturare un pensiero in me, semplicemente guardando dalla parte opposta alla direzione in cui mi trovavo: dalla ferrata delle Trincee e dal rifugio Padon stavamo quindi già sognando ad occhi aperti verso la Ferrata della Cresta Ovest in Marmolada che, con un pò di fatica, ci avrebbe portato a Punta Penia a 3343 m.

Da quell’Agosto 2019 sono successe un pò di cose tra cui una operazione chirurgica che mi ha colpito in prima persona ed una pandemia globale che ha bloccato il mondo intero ma entrambe le cose non hanno fatto altro che rinforzare sempre di più i sogni già enormi dentro di me.

Forse, potendomi fermare per un pò in maniera obbligata ed essendo costretta ad attendere in casa, ho potuto leggere molto di montagna ed alpinismo (tra cui anche il libro di Carlo Budel “La sentinella delle Dolomiti”), vedere foto e video di grandi esploratori tra cui Bonatti, Messner e Barmasse: è così che la voglia di salire a Capanna Penia – e mangiare uno strudel a 3343 m – è cresciuta sempre di più fino ad esplodere.
Nel mentre il COVID 19 ci ha obbligati a limitare sempre più gli spostamenti fino a farci stare chiusi totalmente in casa ed è stata grazie a questo motivo che mi sono avvicinata alla disciplina dello Yoga, che ha radicalmente cambiando la mia vita sia dal punto di vista fisico che mentale.

Grazie a quello strettamente fisico ho aumentato la forza muscolare, la flessibilità ed equilibrio ma da quello spirituale la capacità di stare concentrata sul momento presente, non far vagare i pensieri ed infine anche la tenacia e la consapevolezza del necessario bilanciamento tra mente e corpo. Alla fine del lockdown ero insomma pronta a riprendere la mia vita in mano con più forza mentale, con uno spirito nuovo ma con la voglia di sempre di esplorare nuovi orizzonti, soprattutto sui monti e sulle vette, tanto desiderate nei mesi precedenti.

Agosto 2020 per me aveva un solo nome e un solo obiettivo: Marmolada – Punta Penia a 3343 m, per poter andare a trovare Carlo Budel a Capanna Penia e poter deliziarci di uno strudel assieme.
L’avventura ha preso presto forma e il giorno 11 Agosto, assieme alla mia amica Francesca e a Giovanni, la nostra bravissima guida alpina, abbiamo cominciato la salita. Per rendere l’esperienza più bella e magica, abbiamo deciso di dividerla in due tranche: per prima cosa poter salire al Rifugio Ghiacciaio della Marmolada a 2727 m, poterci deliziare di un’ottima cena condivisa in rifugio, guardando anche un meraviglioso tramonto ed una alba da togliere il fiato e poter così partire la mattina del 12 Agosto.
I 700 m che dividevano il Lago Fedaia dal Rifugio sono diventati quindi l’ultimo ostacolo che ci separava dal nostro sogno: con l’approccio da Yogi, avevo deciso di godermi ogni singolo metro ed ogni minuto del mio tempo per portare con me quelle emozioni e ricordi come indelebili.

Il giorno successivo alle 5.30 sono scesa dal letto prima della sveglia perchè il colore rosa del cielo entrava all’interno della camerata, distogliendomi dal sonno, già alquanto movimentato e minimo. Probabilmente sarà stata la tensione della prima ascesa alpinistica, quella che ogni atleta sogna e ricorda per sempre: insomma, un momento del genere non andava sprecato a letto insonne ma andava immortalato.

L’aria fresca del mattino mi ha subito accolta in modo rigido e dolce allo stesso tempo: mancava ormai davvero poco alla partenza e la destinazione era sempre più vicina ma ciò creava tensione ed euforia, anche ampliato dal ginocchio che, sembrava fatto apposta, aveva cominciato a fare molto male da 4 giorni. Tempo di fare video e foto ad un’alba spettacolare, tempo di fare colazione al volo e si parte! La tensione aumenta sempre di più e la prima ora di camminata scorre veloce e forse non è nemmeno un’ora: il tempo sembra essersi fermato e nel giro di breve vedo Sasso Piatto, Sassolungo, Sass Pordoi e la cima Vernel davanti a me e poco dopo ecco il ghiaccio per la mia prima volta di ramponi e piccozza.

La tensione è svanita totalmente non appena ho toccato il avanzato il primo passo: ogni parte del corpo ha trovato il proprio equilibrio, l’armonia dei movimenti e l’adrenalina dello spirito si sono fusi fino all’imbocco della ferrata. Tempo di riporre piccozza e ramponi e si parte: solo la via attrezzata rimaneva fra me e Carlo Budel. Si parte! La ferrata scorre bene: tutte le difficoltà tecniche della Ferrata delle Trincee sembravano lontane per il mio corpo ora forse più flessibile e pronto a movimenti con ampie estensioni della gamba; affianchiamo trincee austriache molto suggestive e l’unica difficoltà forse è il fiato, che a quota 3000 m comincia a farsi sentire ma l’entusiasmo è davvero pazzesco e tra foto e posti incredibili, il tempo scorre rapido: non sono neanche le 11 e già vediamo la croce: in brevissimo percorriamo l’ultimo tratto ghiacciato che ci separa.
Siamo in cima! Siamo in vetta! Vediamo Carlo! Vedo un panorama mozzafiato!


Pensieri confusi si amalgamano tra di loro: rido, piango, fotografo, sono felice, chiamo la mia famiglia…sono un turbine di emozioni positive ed è solo pura gioia!

È solo immensa soddisfazione!

Ci avviciniamo a Capanna Penia, parliamo con Carlo, scattiamo le foto di rito, mangiamo lo strudel più buono della vita e giuriamo di rivederci presto!
Nonostante ciò, l’avventura non è ancora finita: dai grandi alpinisti ho appreso che la vetta è solo metà del percorso e che molti infortuni e tragedie sono successe proprio non in fase di ascesa ma in discesa. Con rispetto e con la tensione giusta, ci avviciniamo alla via Normale del ghiacciaio Marmolada, che noi percorreremo in discesa dopo un breve tratto di ferrata.

Qui rimane solo una vera difficoltà: a causa del riscaldamento globale, che ha giocato un ruolo fondamentale, il ghiacciaio si è ridotto di un metro e mezzo rispetto a Giugno 2020 per cui ora, per passare dalla ferrata alla Via Normale, è necessario calarsi in corda doppia per un tratto di 10 metri. Ecco, forse sono stati i dieci minuti peggiori dell’intera avventura: forse perchè non ero preparata mentalmente o forse perchè non me lo aspettavo; fatto sta che qui la paura della prima calata in doppia è emersa un pochino anche se è solo questione di pochi minuti.

Non appena tocco il ghiaccio, c’è solo tempo di rimettere ramponi e riprendere la piccozza: da qui in poi è tutta discesa, anche nel vero senso della parola 😊 Sono la prima della cordata e devo seguire le tracce di chi è salito in precedenza: non è particolarmente difficile però la stanchezza comincia a farsi sentire ma dura solo poco più di un’ora perchè la prospettiva del pranzo al Rifugio Pian dei Fiacconi è ormai reale e ci rallegra.
Completiamo il ghiacciaio, riponiamo tutta l’attrezzatura negli zaini ed infine scendiamo le ultime centinaia di metri di dislivello: ora è tutto reale!

Ce l’ho fatta, ho conquistato la Marmolada: il mio sogno si è finalmente realizzato!

Si tratta di un sogno molto speciale perchè è durato 365 giorni: un sogno che ha superato cali fisici, un ricovero ospedaliero ed un lockdown ma ora ce l’avevo fatta! I pensieri volano confusi e sono solo un insieme di gioia, di felicità, di euforia, di stanchezza, di stordimento, di fame e di brividi.


Nel giro di breve ci ritroviamo al rifugio con una zuppa fumante di Gulash davanti: gli occhi che brillavano e le fotografie scorrevano avanti ed indietro. Da quella conversazione e da quel pranzo, solo abbracci e voglia di condividere l’esperienza con tutti.
Ancora oggi a fine settembre, data in cui scrivo questo articolo, sento l’emozione vibrante a descrivere l’esperienza ma, ora sono consapevole che è stato solo l’inizio di una grande avventura!
I nuovi sogni aumentano e dalla Marmolada ora ho un nuovo elenco di vette e cime che voglio salire: i 4000 m rimangono ancora un sogno ma non lo vedo più così lontano. Sogno il Monviso, sogno Punta Gnifetti, guardo il Cervino con occhi a cuore e forse, chi lo sa, prima o poi qualcosa si realizzerà davvero.
Solo una cosa è certa: l’importante è mantenere l’entusiasmo e la passione di adesso, curare la forma fisica e la mente perchè solo da solide basi e radici forti, si possono scalare montagne e superare i propri limiti e paure.
Credici sempre e segui i tuoi sogni, chiunque tu sia! Namastè 😊

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