fbpx
Home Itinerari Finale Ligure multipitch: da dove iniziare

Finale Ligure multipitch: da dove iniziare

by Stefania Lovera

Finale Ligure si è affermata negli ultimi anni come la capitale dell’outdoor del Ponente Ligure ed è frequentata da migliaia di arrampicatori, amanti del trekking e bikers da tutta Europa. Per quanto riguarda l’arrampicata è celebre per le sue falesie di una roccia unica nel suo genere, un calcare marino a buchi, buchetti e gocce che offre un’arrampicata principalmente su muri verticali di dita e placche, anche se non mancano entusiasmanti strapiombi. Inoltre il particolare microclima permette di frequentare Finale lungo tutto l’arco dell’anno. Ad oggi esistono oltre 4000 vie in circa 200 falesie! Numeri in costante evoluzione, grazie all’opera di instancabili chiodatori. Ma se oltre alle falesie vi piacciono anche le vie di più tiri? Sono concentrate in alcuni settori, ma ci sono! A Finale il concetto di facile può sembrare un po’ relativo, da dove si può iniziare? Vi farò cinque proposte per iniziare a cimentarsi con le vie lunghe di Finale.

1) Rocce dell’Orera. Partiamo dal facile, protetto a fittoni: concentriamoci sulle manovre

Le Rocce dell’Orera sono pareti affacciate sulla Valle Pora, ben visibili da Finalborgo uscendo da Porta Testa. Si tratta di una delle falesie più facili del Finalese e sono presenti anche alcune vie di più tiri (massimo tre). Si tratta di un ottimo posto per fare pratica con le manovre di corda e durante una giornata si possono percorrere più vie e cimentarsi anche su qualche monotiro un po’ più difficile (massimo 6b). Un buon inizio può essere la via Razza Bastarda (45m, 3L, 4c max). Si tratta di una via di tre brevi tiri, tutti gradati 4c. Pochi metri alla sua sinistra si trova anche Fanni e Desfa (40m, 2L, 5b max), articolata in due bei tiri di 5b. Per scalare qui vi basterà una corda singola da 70m, una decina di rinvii, moschettoni a ghiera, qualche fettuccia per attrezzare le soste, discensore e cordino in kevlar per le discese in corda doppia… e naturalmente gli assicuratori che preferite per far sicura al primo di cordata e per il recupero del secondo.

Rocce dell’Orera, Razza bastarda

2) Spigolo nord di Rocca di Perti: facile ma da attrezzare. Iniziamo a proteggerci

Una delle vie più vecchie del Finalese è sicuramente lo Spigolo Nord della Rocca di Perti, tant’è che non se ne conoscono i primi veri salitori che vi si avventurarono probabilmente tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento, mentre è nota la salita da parte di A.Grillo, A.Casula, M.Diracca nel 1970. La via è lunga 170m (PD+, un passaggio di IV, III obbl.) ed è presente qualche vecchio chiodo. Data la semplicità dell’itinerario questa via si presta bene sia per prendere confidenza con le protezioni veloci – potrete infatti portare qualche friend e provare a piazzarlo, alcune fettucce per allenare l’occhio a riconoscere le tipiche clessidre della roccia finalese (possono rivelarsi ottime protezioni) e infine provare ad attrezzare da voi le soste – e siccome si può decidere di non percorrere la via a tiri di corda, si può fare pratica con la progressione in conserva, che potrà rivelarsi utile qualora vogliate percorrere itinerari di stampo alpinistico con difficoltà classiche, per esempio delle creste. La via termina in cima alla Rocca di Perti e ha un sapore molto alpinistico, un po’ discosto dalle moderne vie attrezzate a spit e fittoni. Uno spunto insolito: si può provare anche a percorrerla in discesa dopo aver salito un’altra via!

Passo chiave sullo Spigolo Nord di Rocca di Perti

3) Simonetta: una via storica ed iniziatica sulle pareti di Perti

Le prime vie di più tiri a Rocca di Perti sono la Via del Vecchio (150m, 6L, 6a, 5b obbl.) aperta nel marzo 1973 da A.Grillo, A.Casula e V.Simonetti e la Simonetta (185m, 7L, 5a, 5a obbl.) aperta nel novembre 1973 da M.Agnese, G.P. di Clemente, M. di Clemente, G.L.Vaccari. Entrambe sono ad oggi attrezzate ad ancoraggi resinati, le soste sono da collegare e in alcuni casi da attrezzare su alberi (ad esempio la prima di Simonetta), la roccia è a tratti logorata dai molti passaggi e bisogna prestare attenzione agli incroci con altre vie. Perdere la tramontana potrebbe presentare spiacevoli sorprese e difficoltà non previste! Anche qui potete decidere di portare con voi qualche friend per provare ad integrare la chiodatura nei tratti in cui si fa più distanziata.

Ecco una relazione dettagliata della Simonetta:

L1: si risale la rampa abbattuta verso destra fino a giungere nei pressi di una specie di grotta giallastra, da qui si prosegue in verticale superando un diedrino. Sosta da attrezzare su albero. 20m, III+/IV

L2: si esce dall’ultimo tratto del diedrino per facili rocce, si prosegue per tracce di sentiero verso destra fino ad un muretto con un albero abbarbicato, lo si risale e ancora per sentierino di sale fino ad uno spiazzetto alla base del risalto successivo, resinato visibile. Sosta da attrezzare su alberi. 25m, II/III

L3: si sale il liscio muretto e si raggiunge più facilmente la placca rossastra situata sotto l’evidente tetto, si tralascia una sosta intermedia, si continua seguendo una fessurina verticale e si traversa infine verso destra fino ad un terrazzino. Sosta su tre resinati. 30M, V

L4: si supera il diedrino leggermente strapiombante a destra della sosta, si attraversa ancora verso destra su una cengetta ascendente ben appigliata e si raggiunge una sosta su un comodo terrazzino, due resinati. 20m, IV

Trasferimento: dalla sosta si prosegue per sentierino ascendente verso sinistra fino alla base di un pilastrino, scritta “Simonetta” alla base e sosta su due resinati. 15m

L5: si risale direttamente il pilastrino, inizialmente con piccoli appigli, bello e tecnico, arrivando poi su ottime prese su terreno più facile. Sosta su due resinati. 10m, V/IV

Trasferimento: si prosegue a sinistra della sosta su facile terreno arrivando in boschetto pensile, si incontra dapprima una scritta “Simonetta” con freccia che invita a proseguire verso sinistra, e poi un’altra scritta più grande nel punto in cui la via prosegue. Si risale per qualche metro su facili roccette, sosta da attrezzare su alberi. 20m

L6: si sale verticalmente fino a un albero, si svolta a destra oltre di esso e si afferra una bella lama che si segue fino a un terrazzino sospeso sotto uno strapiombino. Sosta attrezzata con resinati, catena, maillon. 20m, IV

L7: si supera lo strapiombo sopra la sosta, ben appigliato e si prosegue seguendo la soprastante fessura fino alla sosta su un muretto e su comodo terrazzino. 20m, IV+

Si esce facilmente a piedi verso destra incontrando un sentierino.

Su Simonetta, Rocca di Perti

Come arrivo a Rocca di Perti e all’attacco della via?

Si esce dall’autostrada al casello autostradale di Finale Ligure e si scende in direzione di Finalborgo fino ad una rotatoria (800m circa) e ad una seconda (1km circa) e da essa si svolta a sinistra in direzione di Calice Ligure. La si segue per circa 3km, si passa sotto al viadotto dell’autostrada e in corrispondenza di un ampio spiazzo sul lato destro della strada si svolta a destra in una stradina (cartello “palestra di roccia di Rocca di Perti”). Si segue la stradina transitando in un piccolo tunnel sotto l’autostrada (poco dopo spiazzo sulla destra, prima possibilità di parcheggiare). Si continua con una curva che vira decisamente verso sinistra, la strada diventa sterrata e si può proseguire per circa 300m, dopo i quali le conviene parcheggiare a causa del fondo stradale molto sconnesso che non consente di proseguire. Si può lasciare l’auto su un lato della strada. Si prosegue a piedi lungo la strada sterrata per circa 100m. Sulla sinistra stacca un sentierino (cartello indicativo per “Falesia dei Tre Porcellini”), lo si prende e si continua fino alle prime rocce. La via si trova proprio in questa zona, vicinissima al sentiero. Scritta sbiadita alla base. Riconoscibile per una rampa che sale obliquamente verso destra. Si arriva in circa dieci minuti di cammino. Per la discesa uscendo dalla via si imbocca il sentiero che si inoltra verso destra nel bosco. Ai due bivi che si incontrano si continua sempre a destra. Si seguono le indicazioni in vernice bianco-rossa del sentiero “Ermano Fossati”. Si scende costeggiando altre belle falesie e infine quella che sembra una cava in disuso, rientrando così sulla strada sterrata che riporta al punto dove si è parcheggiato.

Vorrei più informazioni sulle vie presenti su questa parete, dove le trovo?

 Un’ottima guida per le pareti di Finale, che stiate cercando falesie o vie lunghe, è sicuramente “Finale Climbing, arrampicate sportive nel Finalese” di Marco Tommasini, Edizioni Versante Sud. Vi troverete molti dettagli su come come arrivare ai parcheggi e sugli avvicinamenti, con tanto di coordinate gps, schizzi delle falesie e interessanti approfondimenti storici. La trovate senza difficoltà nei negozi di Finalborgo!

Vecchio chiodo (su Simonetta)

4) L’Arco dei Guaitechi: il V grado più difficile di Finale

Dirimpetto al complesso di Rocca di Perti si trova quello di Monte Sordo. La prima via chiodata su questa parete, nello specifico in quello che oggi viene definito settore centrale, risale al 1973 ad opera di Gianni Calcagno e Alessandro Grillo; la battezzarono Via della Marcia, data la concomitante prima Marcia dell’Amicizia, manifestazione che si svolse poi per alcuni anni nella Valle Urta. Tuttavia oggi, oltre ad essere spesso salita come monotiro, questa via è meglio conosciuta come Arco dei Guaitechi, nome proposto da Alessandro Gogna negli anni ’80 durante la stesura dei suoi Cento Nuovi Mattini, così cambiato col permesso degli apritori. Arco per la forma della fessura che caratterizza la parete, guaitechi come fantasiosa ed esotica fusione tra le parole echi e guaiti, poiché da valle risalivano le echi dei guaiti dal canile. Ora la via – originariamente di difficile chiodatura e considerata già un bel TD –  è attrezzata a fittoni e sono presenti le soste, se ne percorrono due tiri, ma i primi salitori avevano proseguito fino in cima (nella guida “La Pietra del Finale” del 1976 si parla di un ultimo tiro con molta vegetazione e roccia friabile). La prima lunghezza è un po’ unta e per essere V+ non è affatto banale: provare per credere! Mentre la salite immaginate come fosse senza fittoni e di doverla proteggere; invece la roccia sul secondo tiro si è preservata ancora iper aderente, un vero piacere da scalare. Per percorrere questa via vi basta una corda singola da 70m e una decina di rinvii e potrete scendere con due calate in corda doppia. Un appuntamento con la storia da non perdere assolutamente!

Corda doppia sull’Arco dei Guaitechi

Qualcosa in più sulle vie storiche a Finale. Vedere l’oggi consapevoli del passato.

Nell’autunno 2018 arrivavo tardi ad una proiezione al Nuovi Mondi Film Festival a Valloriate (CN). Il film-documentario era ambientato a Finale Ligure e vi venivano mostrate le prime vie aperte sulle principali pareti del Finalese, a partire dalla prima, risalente al 1968, la Titomanlio a Rocca di Corno. Ne rimasi affascinata. Sono riuscita a reperire il DVD di “Finale ’68” al Montura Store di Finalborgo. Si tratta di un progetto del regista e alpinista Gabriele Canu e dello scrittore e alpinista Michele Fanni, attraverso il quale i protagonisti ripercorrono non solo le vie storiche (in clean climbing) ma cercano di evitare che la memoria storica venga perduta, rievocano le atmosfere di un Finalese che era ancora terreno d’avventura e di esplorazione alpinistica, in cui si aprivano le prime vie a chiodi tradizionali, salendo dal basso, e ciò anche attraverso interviste ai pionieri. Dall’idea è nato anche un libro (Di pietre e pionieri, di macchia e altipiani, di Michele Fanni, Montura Editing) e sono seguite molte serate di proiezioni. (Scopri di più sul sito www.finale68.it).

5) Piacere, Bric Pianarella! Iniziare a districarsi nel dedalo di vie del Paretone

Già arrivando dall’autostrada, all’altezza dell’uscita di Feglino, l’occhio viene catturato da alcune imponenti pareti che si affacciano sulla Valle Aquila; una di esse è caratterizzata da grandi erosioni giallo-rossastre che brillano vivide alla luce del sole pomeridiano. Si tratta del Bric Pianarella, conosciuto soprattutto dagli amanti delle vie lunghe che non sono mai banali né da sottovalutare, per quanto ad oggi attrezzate con resinati. La prima salita sul “Paretone” viene firmata dai fratelli Eugenio e Gian Luigi Vaccari nel dicembre 1972 (Via Vaccari, 245m, 11L, 6b,5b/A0 obbl.). Da allora Pianarella cattura l’interesse dei chiodatori fino agli anni più recenti (ad esempio la via Zahnwehherrgott – 180m, 8L, 7a, 6b+ obbl. – risale al settembre 2010 ad opera di M.Felanda, D.Lagomarsino, A.Corallo, C.Andrei, C.Voena). Sfogliando una guida può essere difficile capire da che parte iniziare. Le vie più semplici sono la Via Lunga (320m, 12L, 6a, 5b/A0 obbl., G.C.Croci, G.Ghiglione, A.Grillo, V.Simonetti 1974) e L’impari lotta del conte di Montesordo e del drago sanguineo (150m, 5L, 6a, 5c/A0 obbl., A.Rinaldi, F.Rettani, L.Pizzorni, 2007). Qui un po’ di sesto grado è sempre richiesto.

Bric Pianarella osservato dalla Falesia dei Tre Frati (Frate Maggiore in primo piano) – Foto Roberto Bottino

Per la nostra prima esperienza a Bric Pianarella noi abbiamo scelto la via Fivy, che si sviluppa nella parte sinistra della parete, un’altra felice intuizione dei fratelli Calcagno (150m, 5L, 6a+, 5b/A1 o A0 obbl., G.Calcagno, L.Calcagno, G.Ghiglione, S.Sismondini, 1975). Eccone una relazione: pronti per una ripetizione?

Si parcheggia l’automobile in uno degli spiazzi lungo la strada nei pressi dell’Agriturismo Ca’ di Alice sulla strada tra Feglino e Finalborgo (possibile uscire all’uscita autostradale Orco-Feglino o risalire da Finalborgo). Il sentiero parte nei pressi una cappella votiva e di una tabella informativa del CAI. Si seguono i segnavia del CAI inoltrandosi nel bosco, ad un ometto con segnavia tre pallini rossi si prende a destra raggiungendo la base della parete e in pochi minuti si raggiunge l’attacco (scritta nera alla base).

L1:si sale il muretto verticale e si raggiunge in breve la sosta su una cengetta alla base di un diedro, sosta con catena visibile. 10m, 4c

L2: si sale l’evidente diedro fin sotto lo strapiombino che si aggira a sinistra con passo tecnico su due monoditi, e per terreno più facile si prosegue per poi virare lievemente verso destra, sosta con catena in una grottina. 30m, 6a+

L3: si supera la grotta in cui si è sostato e si entra nel diedro sovrastante, si prosegue piegando verso destra fino a raggiungere un enorme masso appoggiato, sotto il quale si passa e si sosta. 35m, 5b

L4: si sale a destra della sosta e si traversa per qualche metro, si sale un muro verticale con passo tecnico un po’ unto (6a o A1), si traversa ancora un po’ verso destra e giunti ad un chiodo resinato di piega invece a sinistra e si sosta sotto un grande tetto. 35, 6a,5b

L5: dalla sosta si traversa verso sinistra, si supera una fascia strapiombante e si continua verticalmente, per poi piegare verso sinistra all’interno di una grande caverna, dove si sosta (da attrezzare su albero) 40m, 5b

Dalla grotta si esce a sinistra in un boschetto e si continua a salire per deboli tracce fino ad incontrare un sentiero più marcato, che si imbocca verso sinistra. Esso giunge ad un ometto di pietre e da esso si inizia a scendere per un sentierino segnato in vecchie tacche di vernice blu. Seguendolo si raggiunge il sentiero segnato a bolli rossi che costeggia la base della parete e riconduce al parcheggio.

Stefania Lovera su Fivy, Bric Pianarella – Foto Roberto Bottino

Non resta che esplorare…

Finale Ligure è un universo tutto da scoprire e che incontrerà sicuramente i vostri gusti scalatori, che stiate cercando dei tiri duri su cui mettervi alla prova o che desideriate passare una giornata in condivisione con gli amici, che vogliate scalare nell’ombra dei boschi sempreverdi o su una parete a picco sul mare, che siate dei falesisti puri o che amiate anche le vie lunghe. Con questo articolo spero di avervi dato qualche spunto per cominciare con queste ultime e vi auguro di poter partire magari da una parola, da uno spunto o da un’immagine per scrivere il vostro personale cammino tra queste pareti di calcare sospese tra mare e montagna. Buone scalate!

Entroterra finalese dalle pareti di Pianarella – Foto: Roberto Bottino

Nota: l’arrampica è uno sport potenzialmente pericoloso, chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Tutte le notizie riportate in questo articolo sono state aggiornate in base alle informazioni disponibili al momento, ma vanno verificate e valutate sul posto e di volta in volta, da persone esperte prima di intraprendere qualsiasi scalata.

You may also like