Consigli di sostenibilità per lasciare un’impronta positiva nel mondo

A scuola tutti noi abbiamo studiato storia, materia spesso sottovalutata o comunque snobbata dagli studenti (me compresa!). La storia, e mi concentro sulla storia dell’uomo, ci insegna che il tempo è diviso in epoche che definiscono anche la crescita evolutiva dell’uomo. Abbiamo l’età della pietra, del rame, del bronzo, del ferro, un’escalation evolutiva tutta positiva. L’epoca moderna sarà ricordata ai posteri come: l’età della plastica! Beh, ecco, diciamo che ci sarebbe potuta andare meglio! Da amante della natura e della montagna quale sono, mi sono chiesta come fare per lasciare un’impronta positiva nel mondo. Nel mio piccolo ho sempre fatto l’impossibile per ridurre l’inquinamento da me prodotto (dai detersivi di origine vegetale, alla cover del telefono compostabile) devo però ammettere che, nonostante il mercato oggi sia notevolmente migliorato rispetto per esempio a 10 anni fa, a volte è davvero difficile trovare soluzioni 100% ecologiche soprattutto in determinati ambiti. Penso per esempio alle scarpe da montagna con la suola in gomma e con la tomaia in fibra sintetica, o alle corde per arrampicare, o ancora alle pelli degli sci, indispensabili per risalire i pendii innevati delle nostre amata montagne. Voglio quindi condividere con voi quello che quotidianamente faccio e quello in cui potrei migliorare, per cercare di lasciare il mondo un posto migliore di come l’abbiamo trovato.

L’era della plastica

Basta poco! Un sacchetto nello zaino (meglio se compostabile) per riporre i rifiuti abbandonati.
Non so voi, ma la cosa che più mi infastidisce è, camminando per i miei adorati Monti, trovare rifiuti abbandonati qua e là.
Diciamocelo: la plastica è comoda. È leggera, resistente, colorata, invitante! Ma ci siamo mai chiesti che impatto ha un pezzo di plastica abbandonato su una strada o su un sentiero di montagna? 
Una bottiglia di plastica impiega fino a 450 anni per decomporsi, un borsa di plastica dai 10 ai 20 anni, ci va meglio.
Ogni volta che vediamo un pezzo di plastica abbandonato sul sentiero, dobbiamo pensare all’impatto che ha sull’ambiente e quindi raccoglierlo, portarlo a casa per smaltirlo nel modo corretto. 
E se non lo raccolgo, che fine fa? 
Beh, diciamo che dipende dove lo abbiamo abbandonato. Potrebbe diventare “cibo” per uccelli o altri animali, potrebbe rimanere lì, calpestato dagli escursionisti fino a frantumarsi in pezzi microscopici, non più visibili, ma comunque presenti; o ancora potrebbe essere trasportato dal vento fino ad arrivare ad un fiume di montagna e da lì arrivare nei laghi e perché no, nei mari. 
Si parla spesso di immondizia negli oceani, ma non dobbiamo dimenticarci che purtroppo ce ne è parecchia anche per i monti. E non parlo della triste discarica che c’è sull’Everest, della quale abbiamo visto parecchie fotografie, ma che, non so voi, non penso di riuscirò a vedere in prima persona (e non so se dire purtroppo o per fortuna!).
Parlo delle nostre montagne, dalle Alpi alle Prealpi, fino alle Dolomiti! Da Maggio 2020 non ho contato quante mascherine abbandonate sul sentiero ho trovato, si rompono, si sfilano, non è sicuramente voluto, ma è invece dovuto raccoglierle quando le si incontra (con le dovute precauzioni del caso, ovvio!). 
E se siamo in rifugio di alta montagna, come dobbiamo comportarci? Una regola che applico spesso è: a meno che non sia impossibile, porto a casa. Quante volte abbiamo trovato nei rifugi il cartello: portare a casa la propria immondizia. La prima volta che mi è capitato ero quasi infastidita, ma poi mi hanno fatto riflettere. Se tutte le persone lasciassero i propri rifiuti (e mi riferisco anche e soprattutto a quelli portati da casa) in un rifugio di alta montagna, quale sarebbe il “costo” (non solo economico) di portarli via? Ricordiamoci che spesso per il trasporto i rifugisti usano elicotteri, altre volte seggiovie o funivie, nei casi più fortunati jeep, ma spesso le gambe dei rifugisti sono l’unico mezzo di trasporto disponibile! La mia regola è: se l’ho portato su, vuol dire che lo posso anche portare giù! Per lasciare il mondo un posto migliore di come l’abbiamo trovato! 

Come mi vesto?

Lo confesso: adoro acquistare materiale tecnico. Ogni anno nuovi modelli, nuovi colori e soprattutto nuovi tessuti, sempre più leggeri e traspiranti. C’è un problema: molti (la maggior parte) sono di base plastica. Ammetto che questo mi crea un conflitto interiore che ancora non ho completamente risolto, ma ci sto lavorando!
Va detto che le aziende sono sempre più attente a scoprire (o forse dovremmo dire: riscoprire) materiali di origine naturale che possano soddisfare le esigenze dei moderni trekkers sempre alla ricerca dell’equilibrio tra leggerezza e comfort, ma da qualche anno più consapevoli dell’impatto che hanno sulle amate montagne (e sul mondo in generale).
Sempre più produttori utilizzano materiali riciclati per favorire e sponsorizzare un’economia circolare. Grazie alla maggiore consapevolezza dei consumatori, anche i produttori hanno quindi investito per avere prodotti sempre più ecosostenibili.
Personalmente ho rivalutato la lana, che in molti casi è davvero ottima, ma in certe situazioni ammetto che cerco ancora tessuti leggeri, che si asciughino con un soffio di vento e che a malapena percepisci sulla pelle.
Vi chiederete: acquistando prodotti a zero impatto (fatti da materiale riciclato), dove sta il problema? Non ti poni troppe domande? Beh, magari si, ma un problema c’è, ed è reale: il lavaggio degli indumenti tecnici. Qualche anno fa vidi un servizio in TV che mi lasciò senza parole (e chi mi conosce sa che è un evento più unico che raro). Ogni volta che laviamo gli indumenti tecnici (no ammorbidente e con detersivi di origine vegetale, mi raccomando!) questi strofinandosi tra loro rilasciano delle microfibre nell’acqua. E fin qui potreste dirmi: ok e allora?
Beh, queste microfibre non sono altro che microplastiche che, dai nostri bagni arrivano a fiumi, laghi e mari, contribuendo alla morte della flora e della fauna acquatica. A differenza della plastica di grandi dimensioni, della quale si parla molto, la microplastica è invisibile ad occhio nudo. E quindi cosa si può fare? Beh, una soluzione c’è: possiamo riporre gli abiti sintetici in appositi sacchi che durante il lavaggio fungono da filtro, trattenendo quindi le fibre rilasciate dagli indumenti, impedendone la dispersione nell’ambiente! Le fibre convogliano ai margini del sacco, permettendoci di smaltirle correttamente. Provare per credere…per lasciare il mondo un posto migliore di come l’abbiamo trovato! 

Trekking sostenibile

Laviamoci i denti

Le vacanze, quelle vere e rilassanti per me sono solo di un tipo: in montagna e possibilmente spartane. Non c’è cosa più bella che fare un’alta via, che sia in Adamello, sulle Orobie, in Patagonia o in Trentino poco importa. Un trekking di più giorni ti regala albe e tramonti indimenticabili, paesaggi che rimangono nel cuore, e soprattutto la soddisfazione di aver guadagnato ogni meta con fatica e determinazione. Entrando in contatto con la natura ricarico le batterie. 

Per consentire a tutti (oggi e domani) di continuare ad assaporare l’essenza di questi viaggi, è importante viverli consapevolmente e rispettando la natura.

Anche in rifugio o in tenda ci sono alcune esigenze fisiologiche da cui non possiamo prescindere: lavarsi i denti, sciacquarsi il viso o il corpo, se il trekking dura settimane intere potrebbe essere utile (per il bene vostro e di chi vi sta intorno 😉) dover lavare gli indumenti intimi, per non dire che quotidianamente dovremo andare sicuramente in bagno!

Iniziamo dal: buongiorno mondo! Dopo una bella nottata in rifugio o in tenda, non c’è niente di meglio che una colazione abbondante, non dobbiamo però dimenticare che anche se siamo in trekking l’igiene orale è importante. Ma quale dentifricio mi porto? Fino ad un paio di anni fa, non mi ero mai posta il problema, poi ho capito che anche i piccoli gesti possono avere un grande impatto nel mondo. Devo dire grazie ad Internet che mi ha permesso di conoscere e scoprire che esistono dentifrici ad impatto zero. Nella vita quotidiana utilizzo un dentifricio a saponetta che ha un involucro di cartone. Ho recentemente acquistato un dentifricio in pastiglie molto comodo per i viaggi, in questo caso il packaging è in vetro, non ideale per un trekking di più giorni, ma le pastiglie sono molto vantaggiose, puoi scegliere infatti quante portarle con te in base alla durata del viaggio. Scegliete il dentifricio che più vi aggrada di gusto o formato, ma controllate sempre che abbia ingredienti di origine naturale, in modo da non rilasciare sostanze nocive nell’acqua. 

… per lasciare il mondo un posto migliore di come l’abbiamo trovato! 

Esempi di dentifricio sostenibile

Mi scappa la pipì

Lasciato il rifugio con lo zaino in spalla carico di acqua e cibo per la giornata, è ora di incamminarsi per i sentieri alla ricerca di posti nuovi. Mi hanno insegnato che è importante idratarsi durante il cammino, non solo nelle giornate di sole, ma anche in quelle più fredde. Quando c’è freddo e vento ci sembra di non sudare, ma non è così! Percepiamo meno la sete, ma questo non significa che non abbiamo bisogno di reidratarci. Personalmente bevo sempre almeno 2 litri di acqua durante l’attività fisica, potete quindi immaginare quale sia la conseguenza: per la gioia dei miei compagni di avventura, mi scappa la pipì, e sempre nei momenti meno opportuni, ovvio. Sono sempre alla ricerca del posto perfetto, e devo dire che purtroppo, spesso, è davvero facile capire qual è l’angolo di bosco/sentiero adibito a latrina pubblica. Non è piacevole trovare fazzoletti abbandonati qua e là, anche se sono di carta, possono impiegare fino a 12 mesi per biodegradare. Ho anche spesso trovato negli angoli più reconditi dei boschi o nascosti dietro a monoliti usati come nascondiglio di alcune praterie alpine, salviette umidificate abbandonate da persone che, leggendo la scritta biodegradabile, le utilizzano e abbandonano pensando di non far nulla di sbagliato. 

Il fatto che siano biodegradabili significa che, grazie all’azione di elementi quali batteri, luce solare, acqua e altri elementi fisici, degradano. Essendo queste salviette intrise di sostanze chimiche, durante il processo di scomposizione, anche queste sostanze vengono rilasciate nell’ambiente, che quindi potrebbe essere contaminato. Va ricordato che per essere definito biodegradabile un prodotto deve decomporsi oltre il 90% entro 6 mesi, mentre un prodotto compostabile è trasformabile in compost (che altro non è che un concime naturale), in questo secondo caso il prodotto deve disintegrarsi completamente e autonomamente in tempi brevi (negli impianti di compostaggio industriale o nel compost domestico). I prodotti compostabili sono quindi eco-sostenibili, perché la normativa richiede che dopo la degradazione del prodotto stesso, non verranno rilasciate nell’ambiente sostanze potenzialmente dannose.

Importante ricordare che: compostabile è sempre biodegradabile, ma biodegradabile non è sempre compostabile. 

Diciamo che le salviette umide sono davvero molto comode, ma non dobbiamo dimenticarci l’importanza di smaltire correttamente i rifiuti per non creare danni all’ecosistema. Il consiglio è di limitarne l’utilizzo il più possibile, evitando di abbandonarle nell’ambiente…per lasciare il mondo un posto migliore di come l’abbiamo trovato!

Doccia schiuma , Creme solari e altri prodotti per il corpo (Deodoranti)

Nel caso di trekking di più giorni, ci sono molte cose cui dobbiamo prestare attenzione quando prepariamo lo zaino. Abbiamo già parlato dell’igiene orale e di come la scelta di un semplice dentifricio possa fare la differenza sull’ambiente, e perché quindi limitarci a parlare di quello? È vero che quando prepariamo lo zaino, cerchiamo di ottimizzare il peso evitando di portare cose inutili. Durante il trekking non mi porto smalto o trucchi, tonico o maschere per il viso, ma ci sono alcuni prodotti da cui non mi posso separare. Il primo della lista? Crema solare. Ho una pelle sensibile, e se non metto la crema, ho problemi di eritema. Per anni ho acquistato la crema solare, senza pensare a quello che acquistavo, mi limitavo a scegliere il filtro più alto, acquistavo prodotti in farmacia o dall’estetista, ma senza chiedermi di cosa fossero fatti. Poi ho scoperto che barriere coralline sono morte a causa dei filtri solari disciolti nei mari, pesci (di mare, di fiume o di lago) e flora acquatica soffrono e muoiono perché non scegliamo i prodotti in modo adeguato. I filtri chimici sono quelli che arrecano più danni, è meglio scegliere invece prodotti con filtri fisici (o minerali), che rispettano il mondo animale e vegetale. È vero, siamo donne di montagna, ma ricordiamoci che anche la flora e la fauna acquatica alpina subiscono gli stessi danni di quella marina, e chi di voi non si è immerso nei laghi e nei fiumi di montagna dopo una lunga gita sotto il sole? 

Un altro must have nel mio zaino è un sapone/shampoo solido, a base di prodotti naturali che non rilasciano sostanze nocive nell’acqua e sulla nostra pelle. Ultimo ma non per importanza: il deodorante. Lo so, nei trekking è ammesso tutto, si può anche non profumare di rosa e di viole, però diciamo che l’eau de parfum de Bec (Bec= becco) è poco apprezzato, sempre! Personalmente utilizzo l’allume di rocca (un sale naturale inodore, con proprietà come antiodorante e disinfettante), esistono però molte alternative sul mercato arricchite di profumazioni. Una regola generale per i prodotti per il corpo (per il trekking e per la vita quotidiana) è quella di verificare cosa contengono, verificandone l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingridients), un acquisto consapevole è il primo passo…per lasciare il mondo un posto migliore di come l’abbiamo trovato! 

Shampoo solido, deodorante in pietra, crema solare

Pulizia stoviglie e lavaggio indumenti: le scelte sostenibili!

I trekking possono essere brevi (pochi giorni) o lunghi (settimane o perché no, mesi), e soprattutto possono essere con appoggio in rifugio oppure con permanenza in tenda o bivacchi. Qualsiasi sia la tipologia e la durata, l’obiettivo comune a tutti i trekkers è quello di minimizzare il peso e l’ingombro dello zaino, minor peso significa minor fatica. Non possiamo permetterci di portare un ricambio al giorno per la durata del trekking, e in alta quota non esistono lavanderie a gettoni che ci danno una mano con la biancheria! Inoltre, quando siamo in trekking in autonomia, dobbiamo cucinare per mangiare e le stoviglie usa e getta non sono contemplate (sia per motivi ecologici che pratici). C’è da dire che quando cuciniamo con il fornelletto o mangiamo con il forchiaio, cerchiamo sempre di sporcare il meno possibile, ma le stoviglie, pur poche che siano, vanno pulite. Nello zaino non può quindi mancare un detersivo per il bucato (e per le stoviglie, nel caso di pernotto in tenda), ma ne prendiamo uno qualsiasi? Assolutamente no! Anche quando si tratta di bucato e stoviglie, non dobbiamo dimenticarci quello che abbiamo imparato fino ad ora: tutto quello che rilasciamo nell’ambiente (nel trekking e nella vita quotidiana) va scelto con cura. Esistono detersivi biodegradabili di origine naturale tutto in uno, un unico prodotto per corpo/bucato e stoviglie. Comodi, pratici e sostenibili. Non ho mai provato, ma i vecchi rimedi naturali della nonna suggeriscono anche di utilizzare la cenere del fuoco per la pulizia dei piatti, stando attenti al fatto che il mix grasso e cenere può essere aggressivo sulla pelle. Un altro metodo è quello di raccogliere della sabbia o della ghiaia dal terreno, possono infatti fungere da abrasivo. In ogni caso, è importante ricordarsi di non lavare direttamente vestiti e/o stoviglie direttamente al fiume/lago, anche se i prodotti sono biodegradabili è sempre consigliato non rilasciare direttamente l’acqua saponata nei torrenti, ma stare ad almeno 100 m dal corso d’acqua per quanto il detersivo sia biodegradabile, se rilasciato direttamente, nuoce all’ecosistema dell’acqua. Chi ama la montagna, ama la natura e la rispetta, non lasciare tracce del nostro passaggio significa solo una cosa: stiamo facendo le scelte giuste per lasciare il mondo un posto migliore di quello che abbiamo trovato.

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